Mio nonno, prof., a vecchiaia avanzata, quando si è come presi dall’urgenza di offrire a qualcuno quello che si è imparato, mi diceva che per aver successo in ogni cosa, prima di sapere cosa fare, bisognava sapere quello che non si deve fare.
Consiglio preziosissimo che ho sempre applicato.
Cose da non fare:
1) la fine dei socialisti dove ognuno ha la sua ricetta, il suo movimento, la sua idea, le sue recriminazioni, le sue ragioni, in una competizione interna senza fine.
2)pronunciare damnatio sui colpevoli (lo siamo un pò tutti, chi più chi meno) e non chiudersi a nuovi contributi.
3) rendersi conto però che chi è più responsabile questo giro non se lo può giocare.
4) evitare bibbie ideologiche, riscosse ideali, rivincite valoriali.
5) dimenticare il complesso di superiorità (supposto peraltro), la idiosincrasia alla contaminazione.
6) non pretendere di vincere domani, con l’impazienza dei cretini, e non rifiutarsi ad un percorso lungo e fatto anche di curve pericolose e salite impegnative.
7) la più delicata ed importante: non litigare fra noi, come tanti ducetti falliti, ma per una volta nella vita dare un senso ad una parola in disuso che ci distinse nei tempi difficili.
8) niente revanche ideologiche, niente battaglie per intitolare una via a tizio o a caio etc.
Le cose da fare, sono speculari:

1) azzerare tutti i movimenti, partitini, fondazioni, associazioni e come persone, senza bande o truppe cammellate, accingersi all’ iniziativa.
Chi ci sta è dentro, altrimenti è fuori, da subito. Risparmieremo tempo, denaro, energie.
2) massima apertura anche verso chi sbagliò tanto o non era con noi, “prima”.
3) gestione del progetto a nuovi e alle vecchie seconde e terze linee che hanno dimostrato di esserci e di starci, giovani, meno giovani, donne, uomini, sudisti, nordisti
4) lavorare per una cosa di destra per il centrodestra: è il popolo della Libertà come avrebbe dovuto essere, il nostro fine.
5) siamo tutti in questo progetto con pari dignità e disponibili alla contaminazione, ma con grande attenzione preventiva e massimo rigore etico.
6) avere la pazienza e la costanza dei forti, senza fretta costruendo un solido progetto politico e territoriale , senza l’ansia di vincere subito ma con il fine che se rivinceremo ci sputtaneremo un po’ meno.
7) evitare la litigiosita’ della destra delle catacombe, delle correnti, dei ducetti è la precondizione di tutto. Al primo scazzo di questo tipo, si puo’ andare tutti a casa.
8) il progetto non è revanscista, nè dogmatico, nè vuol dimostrare quanta ragione avevano i nostri nonni e noi. È un progetto non da ppe ma neanche da lega /Le Pen. È  un progetto di destra contemporanea nel centrodestra italiano, per gli interessi nazionali e i nostri valori di sempre, che sta in Europa solo se si possono perseguire questi scopi.
Il programma nello specifico andrebbe scritto in pochi punti di percorso, di scopo, di programma. Ma tutti noi sappiamo,che fra progetti di legge presentati, mozioni, atti di sindacato la nostra produzione parlamentare già offre sufficiente materiale