Di fronte a Fico, che, non sapendo fare altro, sfila per le strade più importanti e
frequentate di Roma, tanto per accrescere il carico di demagogia inconcludente, tipico
della sua congrega con appena 20 uomini di scorta, e a Salvini, che, privato del
giocattolo improvvidamente e irriflessivamente avviato, fa i capricci, in alcuni passi
sintetici ma eloquenti, vale la pena di rileggere gli “Atti Parlamentari” in occasione
del dibattito sulla legge elettorale, sovrabbondante di … felici risultati per gli italiani.
La normativa, dopo il testo approvato in commissione il 5 giugno scorso e un primo
avvio della discussione plenaria il 6 giugno, dopo le sedute dello stesso mese, del
settembre e del 3-7 ottobre, è stata varata il 12 ottobre con 375 voti favorevoli e 215
contrari “tra gli applausi” di FI e del PD, ma non della Lega, pur consenziente.
A Palazzo Madama ad approvarla, senza alcuna modifica, sono stati il 26 ottobre
214 senatori mentre i contrari sono stati 61.
A memoria per la situazione di queste settimane, grigia, stagnante e dalle
prospettive oscure e democraticamente problematiche, vanno riprese le posizioni di
favore espresse da Brunetta (FI), da Rosato (PD) e dal leghista Invernizzi.
Il primo ed il secondo si sono mossi chiaramente di conserva, seguendo una
predicazione monocorde, con ripetuti applausi reciproci.
L’esponente azzurro ha espresso il convinto appoggio ad una legge sostenuta da un
“ampio consenso”. Il gregario di Renzi ha rivendicato nell’aula di Montecitorio “il
risultato di aver fatto una legge elettorale insieme, con una maggioranza ampia, tra
avversari politici e non tra nemici”.
Il deputato Invernizzi, fornito di diploma di liceo classico, ha espresso, a nome del
raggruppamento del Carroccio, un’adesione acritica, dettata solo dalla fretta di “voler
andare al voto”, senza valutare le conseguenze ed i riflessi di disposizioni incerte e
nebulose ed il peso di pronostici confusi e contraddittori e soprattutto tutt’altro che
risolutivi.
Per una volta autonoma la Meloni, invece, ha contrastato le norme ed i suoi effetti
con parole sensate, meritevoli di essere riprese nella loro preveggenza. “Questa è una
legge – ha osservato la
leader di FdI – pensata appositamente per impedire la nascita di un Governo che sia frutto di una compagine omogenea, di un programma scritto insieme, di una campagna elettorale fatta chiedendo i voti dei cittadini” . Dopo aver segnalato realisticamente altre eventualità, è giunta all’ipotesi – fotografia di queste
ore: “ è una legge pensata per far sì che chi perde le elezioni [il PD, partito di
provenienza del presidente della Repubblica] possa ritrovarsi al Governo”.
Un mio amico dalle esperienze umane, enormemente più qualificate di quelle del
giovanotto partenopeo, ha rilevato essere la moda dell’esibizione itinerante almeno di
20 volte maggiore nel costo alla normale prassi.