Riecco Luca Casarini, anzi l’ammiraglio Casarini, il commodoro Casarini. Rullo di tamburi. Trombette e pifferi per uno sfigato di successo. Negli anni Ottanta, tra Padova e Marghera, l’omarino s’impose tra i rottami di “Autonomia Operaia” — i sopravvissuti del blitz 7 aprile 1979, un’operazione voluto dal giudice Calogero su indicazione del PCI, ormai stufo dei massimalisti e delle loro stupide violenze — e divenne la star dei nostalgici del Centro Pedro e dintorni. Al netto del suo diplomino di perito termotecnico — auguri e complimenti ai colleghi — il Casarini s’inventò erede e testimone del professor Toni Negri. Di certo, un “cattivo maestro”, un personaggio malvagio ma anche uomo intelligente e sapiente. Tutt’altra roba del modesto Luca, piccolo leader di un gruppetto di sociopatici amanti del “cicchetto” e molto, molto prudenti.

Siano chiari, passati gli anni di piombo, evaporati i fumi ribellistici gli ex operaisti divennero (e sono) un ammortizzatore sociale e una riserva per la sinistra politica e (quando serve) una risorsa per la Digos. Racchiuso in un cerchio maliconico e velleitario Casarini seppe attendere. Con pazienza. Infine arrivarono i no global e i i giorni del G8 di Genova del 2001. Il momento tanto atteso. In quel terribile casino — pessimamente gestito dal frastornato neo governo Berlusconi — il piccolo “Zapata” veneto, ometto agile e molto anguilloso, s’inventò un ruolo da leader. Con gran rabbia di Bertinotti, Agnoletto & co. , il padovano riuscì a strappare l’attenzione dei media e imporsi come personaggio, proponendosi come la voce delle “moltitudini”…. Un capolavoro, va riconosciuto, degno di Goldoni. Ma le sue iperboli, le sue stupidaggini fecero sbellicare dal ridere tutt’Italia. Memorabile fu la sua infelice performance a “Porta a Porta ” con la sua pomposa dichiarazione di “guerra mondiale” a tutto e a tutti, augurando morte ai fascisti (ovviamente) e a Berlusconi, morte all’Europa, all’America, ai cinesi, ai sanmarinesi, ai marziani, ai vulcaniani etc. etc.. In studio Ignazio La Russa, impietosamente, lo ridicolizzò. All’istante Casarini si ridusse ad una macchietta.

Per l’agitatore del Brenta il G8 rappresentò una goccia di sole purtroppo subito offuscata dal tramonto. Nulla di strano. La sinistra di governo ha buona memoria e non perdona nulla agli invasivi. Dopo ripetute e sfortunate esperienze elettorali — voto dopo voto i “compagni” relegarono Casarini nel baratro delle preferenze.. — e qualche gaffe di troppo sui migranti (per saperne di più cliccate su you tube), il perito fu messo all’angolo. Andò in Sicilia e sembrava essersi rassegnato ad una vita da modesto imprenditore, alla pensione. All’oblio. Invece no.

Oggi Casarini, il navarca delle Ong, è tornato. Oggi è bagnino, marinaio, ammiraglio, commodoro ma soprattutto un personaggio mediatico del circo PD. La Pinotti lo esalta, Zingaretti lo liscia, per “Repubblica è “un eroe”. Per gli imbecilli radical chic è il “salvatore” dei 50 migranti raccolti (chissà come mai?) a poca distanza dalle coste della Libia su un rimorchiatore trasformato in una nave acchiappa-disperati. Bene, ma chi finanzia lo show? E perchè? Presto lo sapremo. Intanto, un piccolo consiglio a Luca: questa volta non esageri con i cicchetti, beva con moderazione e stia attento ai “compagni”, quelli ti fregano sempre. Questa volta si faccia pagare in anticipo.