Papa Benedetto XVI° s’è dimesso per spodestare la Curia.
Lo scandalo VATILEAKS l’ ha convinto di non poterla riformare dall’ interno. Si è scoperto troppo solo, troppo stanco, troppo santo. In una Curia troppo potente, troppo ricca, troppo cinica. Che da gran tempo si è omologata ad un qualsiasi centro di potere laico, ad una qualunque istituzione politico-finanziaria, ad una oligarchia privilegiata, scettica e spregiudicata.
Il Diavolo ha mirato alla testa della Chiesa, il serpente ha inoculato il virus del relativismo, del sincretismo, del conformismo.
Per salvare il corpo mistico della Chiesa, bisogna decapitarne la testa.
E’ questo l’ obbiettivo delle dimissioni di Benedetto XVI°. Non è stata una resa, è la battaglia estrema, il ricorso all’ arma letale.
L’ uomo dello Spirito, il mistico, il “defensor fidei” contro quelli della concupiscenza. Per rianimare il clero, riportare ardore ai fedeli, dare nuova forza all’ evangelizzazione del mondo.
La scelta che Benedetto XVI° ha posto in termini drammatici, per farne emergere la radicalità e l’ inderogabilità, al Collegio cardinalizio è tra Cielo e Terra, tra fede e dubbio, tra speranza e disillusione, tra altruismo e opportunismo.
Perchè senza fede, senza speranza, senza carità, ci può essere Chiesa, ma non Cristianesimo.
Senza fiducia in Dio, senza preghiera, senza umiltà, può esserci un Papa, non ci può essere Cristo.