La questione è un po’ complessa, me ne rendo conto, ma credo valga la pena spenderci qualche minuto.
Dopo aver ottenuto la fiducia al Senato, dove Fratelli d’Italia non è rappresentato, Renzi si appresta a presentare alla Camera la sua riforma del lavoro. Prima chiederà la fiducia sul testo, per tagliare i tempi della discussione e la possibilità di presentare emendamenti, poi chiederà il voto finale sul decreto.
Posto che, ovviamente, la nostra risposta alla fiducia sarà un NO secco, proviamo a ragionare sul provvedimento.
Anzitutto, va detto che si tratta di una legge delega, ovvero si limita all’enunciazione di principi sulla base dei quali – in fase successiva – il governo dovrà poi produrre una serie di decreti attuativi che conterranno le nuove regole.
Quali sono allora, i termini di questa enunciazione? tra le tante cose di buon senso, troviamo la diminuzione della rigidità del mercato del lavoro; introduzione del contratto unico a tutele crescenti; abolizione dell’obbligo di reintegro nel caso di crisi aziendali e grave recessione economica; possibilità di modificare le mansioni del lavoratore; superamento (ancorché non esplicitato, per tenere a bada l’opposizione interna del PD) del famigerato articolo 18, che crea forte squilibrio tra gli stessi lavoratori.
Insomma, ad essere sinceri, tutte cose che hanno rappresentato le parole d’ordine del centrodestra in questi venti anni, ma che i diversi governi Berlusconi non hanno saputo realizzare, mostrando una incapacità a superare i vincoli ed i condizionamenti di burocrazia e sindacati che – alla lunga – ne ha minato la credibilità ed il consenso.
E’ quasi come se ora Renzi ci mettesse di fronte allo specchio, e ci sfidasse a ripudiare l’immagine. Lega e Forza Italia, presenti al Senato, lo hanno già fatto.
Io credo che noi dovremmo cogliere l’occasione per dire al Matteo nazionale che, negatagli la fiducia, e pur sapendo che la sua dimostrata incapacità di tradurre le parole in fatti fa pensare che i decreti attuativi non realizzeranno gli enunciati della legge delega (ma di questo avremo comunque il modo di discutere a tempo debito), accettiamo la sfida e votiamo a favore del testo. E che, soprattutto, dovremmo cogliere l’occasione per dire a Forza Italia ed a a Berlusconi che è inutile provare a farsi una verginità da oppositori, votando contro ad un testo che avrebbe potuto siglare qualunque ministro del centrodestra dal ’94 ad oggi, dopo aver assicurato il proprio appoggio al governo di sinistra sugli sbarchi dei clandestini, sulla legge elettorale truffa, sulla finta abolizione del Senato, sugli indulti ed amnistie, ora addirittura sui matrimoni gay.
Ci sono momenti che assumono un valore simbolico, addirittura superiore al loro significato specifico. La finta negazione delle nostre tesi sul lavoro certifica in modo inequivocabile la chiusura della seconda repubblica, del centrodestra che fu, della credibilità della sua leadership. E’ il momento di affermarlo, al di là di ogni possibile convenienza contingente, e di dichiarare che il Re è nudo. Altrimenti saremmo cortigiani pure noi.