La Destra dei principi e dei valori “si fonda nella provvidenziale ‘koinonia’ di classicità greco-romana, spiritualità cristiana e tradizioni germaniche”. Cioè su una concezione del mondo “europea”, in quanto espressione delle civiltà e delle culture sviluppatesi in Europa, e “universale”, in quanto concerne l’uomo nella sua totalità, ” e così foggiandone lo spirito, contribuisce all’unita’ del suo istinto vitale, della sua attività ideale e pratica, filosofica, educativa, artistica, poetica e anche, in largo senso politica”. Unità che si realizza nella “persona”. La personalità caratterizza l’uomo, rendendolo artefice e responsabile della sua vita e del suo destino. La “persona” riconosce che scopo della vita non è il benessere o la felicità, ma rendere se stessi e gli altri migliori; lottare contro l’iniquita’, la falsità, l’errore; conquistare le cose che sublimano ed elevano, non quelle che avviliscono ed opprimono. L’uomo non è il cittadino della rivoluzione francese, ne’ il proletario di quella marxista. Non è il consumatore del mercato. ” L’uomo è colui che pensa”, come dice De Broglie. È sintesi inscindibile di anima e di corpo, di spirito e materia, anelito all’emancipazione dalla natura, dalla sua stessa fisicità.
Da questa concezione europea e universale, fondamentale per la Destra dei principi e dei valori, discendono varie e molteplici interpretazioni culturali ed attuazioni politiche e programmatiche, in relazione anche ai diversi contesti storici ed ambientali.
Il contesto storico ed ambientale dell’odierna società occidentale è caratterizzato da un’invasiva secolarizzazione, che oscura i bagliori del sacro, offusca ogni ideale, esalta ed esaspera i bisogni e le esigenze corporali ed economici, generando un’ossessiva rincorsa al benessere e al piacere, una competitività meramente consumistica. La civiltà industriale e di massa ha affievolito la coscienza individuale, sopraffatta dalla necessità sociale d’una crescente razionalizzazione del lavoro e del consumo, che investe progressivamente ogni aspetto ed ogni momento della vita. La stessa organizzazione dello Stato moderno, proteso a costruire un sistema di garanzie globali per il cittadino, concorre a burocratizzare sempre di più la società ed a restringere, di conseguenza, l’area di libertà effettiva della persona umana. È questo il circolo vizioso del mondo contemporaneo: più ci si affanna al servizio dell’uomo, più lo si restringe nella nuova camicia di Nesso delle strutture e delle istituzioni politiche, sociali e culturali.
L’errore è alla base, nella filosofia del benessere, nel materialismo dominante, nell’etica del denaro, che puntano alla realizzazione quantitativa dell’uomo, ridotto in un grumo di relazioni sessuali e sociali, tutto esteriorità, in cui la coscienza è avvertita come inibizione e pregiudizio.
Affinché l’uomo riattinga la profondità del suo essere, l’autonomia del pensiero e della volontà, affinché riassuma il suo ruolo centrale nella società, bisogna rianimarne lo spirito e la fede latenti, occorre un forte richiamo alla religione dei padri e alla grande tradizione europea. Bisogna ridare un’ispirazione spirituale alla vita e un fine etico alla politica.
Dare un’ispirazione spirituale alla vita non significa necessariamente credere all’esistenza di Dio. Significa avere coscienza del valore della vita, del primato dell’etica e della funzione di civiltà delle religioni nella storia: in primis del Cristianesimo ” che ha recato al mondo, nella luce del soprannaturale, il principio della libertà, e soprattutto della libertà interiore, il principio della libertà di coscienza.”
Dare un fine etico alla politica non comporta affermare il primato dello Stato, bensì riconoscere la centralità della persona, cioè dell’uomo nelle sue relazioni con il mondo e con se stesso, che supera l’indistinzione dell’individuo e diventa soggetto autocoscienze, centro di relazioni sociali. Lo Stato, in quanto organizzazione politica ed ordinamento giuridico della molteplicità di persone costituenti la società, è garanzia necessaria per la giusta e legittima affermazione di ciascuna: in questo senso lo Stato è condizione essenziale di vita etica.
La Destra è dunque “una interpretazione della vita e del mondo che si nutre di valori e che tende ad organizzare la società civile conformemente ai principi che ne scaturiscono”.

 

Dall’interpretazione spiritualistica della vita e del mondo della Destra derivano alcuni valori assoluti, quali la vita, la libertà, la dignità, la giustizia, che sono inviolabili, se non nella misura necessaria per la loro stessa tutela. Deriva una concezione della cultura come coltivazione e raccolto insieme, cura amorevole del seme spirituale ch’e’ in noi, affinché fruttifichi al sole dell’esperienza e renda moltiplicati i suoi talenti, per arricchire noi stessi e gli altri. Una cultura che educhi ed elevi, conduca e guidi fuori dall’ignoranza, mediante la ricerca; fuori della meccanicità, mediante la volontà; fuori degli istinti, mediante la disciplina. La cultura è tale se affranca dalla servitù della natura, ci rende domini dei sensi e delle passioni, ci fa arbitri delle nostre azioni e le impronta ai principi ed alle categorie morali. Se ci forma alla bellezza, invece che al piacere.
Per questo la Destra considera e respinge come anticultura qualunque dottrina e qualsiasi espressione che degradi l’uomo ad effetto di cause date, siano esse le strutture economiche, l’ambiente naturale o sociale, siano l’evoluzione genetica o la dialettica storica. Da tali premesse si discende, infatti, fatalmente alla teoria dell’irresponsabilità personale, nelle varie versioni sociologiche, psicanalitiche, pedagogiche e politiche , concorrenti a riferire il male ad astratti e generici idoli polemici, giustificando, quindi legittimando, ogni bassezza ed ogni delitto, e alimentando la crescente spirale di permessivita’ e di degradazioni umane e civili.
Fondamento comune di queste funeste dottrine è la filosofia materialistica, dal liberalismo al marxismo, che pongono il fine dell’uomo nell’utile e nel piacevole, determinando egoismi e conflitti, nonché ribellismi eversivi, spinte verso il caos e la disgregazione sociale. La filosofia propria di tutte le specie di sinistra nel mondo occidentale. Per questo la Destra si propone innanzi tutto come alternativa a qualsivoglia sinistra, ideologica, politica, sociale o religiosa che sia. È proprio per dare risalto a questo ruolo, la Destra si è emendata dalle incrostazioni contingenti con cui storia e politica l’hanno contaminata, offuscandone l’intrinseca vocazione alla libertà.
Vocazione alla libertà che suscita sospetto in molti e sdegno in alcuni, che hanno in comune l’opinione che la Destra sia autoritaria e liberticida. E, invero, la religione della libertà, pur officiata nel tempio della destra storica e politica italiana, non è mai assurta in passato sull’altare maggiore. Oggi, però, vi trionfa, issatavi dagli eventi e dalla maturazione degli uomini.
Ha detto uno dei moderni maestri della Destra: ” Partiti da spiagge autoritarie, siamo giunti ad approdi di libertà. Vi siamo giunti attraverso un processo difficile e sofferto. Nel corso di questo processo abbiamo capito che l’accettazione del principio di libertà ci imponeva in tutti i settori, quello della dottrina e quello dei programmi, di adottare posizioni conformi, per costituire una Destra politica, i cui valori, coordinati al principio di libertà, acquistavano nuovo vigore. Comprendemmo che talune posizioni di ieri dovevano essere adeguate alle nostre nuove caratterizzazioni. Noi siamo stati molto aiutati a portare avanti il nostro processo dalle reazioni cui ci costringeva la polemica accanita è faziosa dei nostri avversari. Quando l’intolleranza degli avversari ci spingeva a reclamare il diritto al rispetto delle nostre idee e posizioni politiche, comprendevamo anche di avere l’obbligo di essere nei confronti degli altri tolleranti, così come chiedevamo che gli altri fossero verso di noi. Il suffragio universale ci portò in Parlamento: invocammo tale titolo contro coloro che pretendevano che non dovessimo essere considerati uguali agli altri membri del Parlamento. Ci rendemmo contemporaneamente conto che il consenso era l’unico titolo per entrare in Parlamento, l’unico titolo per esercitare il potere e che questo andava esercitato in modo che altri potesse tentare di procurarsi la maggioranza dei consensi per essere a sua volta in grado di esercitare il potere.” (Ernesto De Marzio, 7 Maggio 1975, Camera dei Deputati).
Resta che la proposta della Destra è alternativa totale alla Sinistra in quanto presuppone una duplice svolta di fondo, davvero storica: si tratta, da un lato, di conferire allo Stato e a tutte le sue emanazioni una forte ispirazione nazionale; di porre mano, dall’altro, ad un radicale rinnovamento dell’apparato amministrativo, dell’ordinamento giuridico, del sistema economico dell’Italia. Alla luce e in coerenza con due esigenze di fondo: recuperare mediante un’organizzazione federalista le molteplici e multiformi vocazioni, tradizioni, intraprendenze delle comunità municipali e regionali, che hanno fatto la grandezza della civiltà italiana, dall’Umanesimo al Rinascimento; snellire e razionalizzare le strutture verticali, nella prospettiva dell’unità politica dell’Europa.
L’alternativa non deve essere, però, una discriminazione di segno opposto a quella che oggi colpisce la Destra. Dev’essere la ricerca e la valorizzazione di tutti i filoni culturali della tradizione e della cultura italiana, laici e religiosi; dev’essere una bonifica ed una disintossicazione della scuola, dell’impresa e del sistema mediatico, dall’ideologia della violenza e del sesso, da tutto quanto concorre ad infiacchire l’animo e il corpo della gioventù. Dev’essere un rinnovamento segnato dall’efficienza dei servizi, dalla rapidità della giustizia, dalla tranquilla sicurezza dei cittadini, dalla ripresa dell’occupazione, dall’efficacia dei percorsi scolastici, dall’operatività dell’assistenza sanitaria e previdenziale.
Forse allora gli italiani, pacificati gli animi, rianimati i buoni sentimenti, potranno ricostruire la perduta ricchezza e realizzare una società libera e giusta.
Prospettiva alla quale la Destra può dare un contributo determinante, purché sappia uscire definitivamente dall’isolamento, effetto in parte della sua origine, ma in parte del nostalgismo, del velleitarismo e del pressappochismo, figli dell’impotenza e della paura. Purché sappia capire i nuovi tempi e le nuove aspettative della gente. Purché punti ad entrare nella testa e nel cuore degli italiani comuni, piuttosto che nelle istituzioni del potere e dei privilegi. Purché sappia essere degna della sua storia.