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In un articolo apparso nel 1951, Gioacchino Volpe , ascoltando i tanti discorsi vivaci ma non vivi perché non legati alla realtà nazionale ed internazionale, si domandava: “Ma esiste, poi, questa Europa, come unità morale storica da rinsaldare sul tema politico e costituzionale? E in che cosa esiste? E come si è formata? Il discorso sarebbe, qui, troppo lungo”.

Cinque anni più tardi, nell’individuare le possibili linee somatiche di un’alleanza organica tra i due partiti di destra allora esistenti, indenni , grazie a Dio, da egolatri indiscutibili, sempre sul tema – problema, suggeriva: ” Coscienza fermissima in chi governa il paese che unirsi, associarsi in organismi europei, atlantici, mondiali, interastrali eccetera presuppone, se non si vuol essere assorbiti da più potenti fauci, essere e rimanere se stessi, conservar vigile il senso della propria individualità, condizione essenziale anche perché il tutto, uno e molteplice, vigoreggi. Anche i nostri europeisti de Risorgimento, e fra essi un Cavour, eran tali perché vedevano in una stretta solidarietà europea, possibile quando le nazioni si fossero fatte indipendenti, un mezzo per potenziare le nazioni stesse, nella identica maniera che la vita di nazione potenzia gli individui e i gruppi sociali che la costituiscono. Hanno avuta i nostri uomini di governo, da dieci anni a questa parte, una siffatta coscienza? Tutti sono persuasi di no. Quindi, insieme al rinvigorimento del sentimento liberale, anche quello del sentimento nazionale”.

Ora purtroppo ciò non è accaduto a causa della prevalenza di maggioranze popolari e socialiste, ostili ai sentimenti patriottici, e gli organismi internazionali sono stati voluti, impostati ed organizzati in direzione totalmente diversa con le conseguenze a tutti amaramente note.

E’ vero pure che da destra o da posizioni affini, come quelle della Lega, si punta troppo di frequente sulla fragilità emozionale, difficile da conservare, della rabbia per le esagerazioni migratorie e per stragi islamiche, verso le quali le strutture del nostro continente si sono dimostrate impreparate, immature e prive di idee portanti. Non ci si preoccupa invece di costruire senza isterismi una alternativa realistica e fattibile, da conservare senza rischio di esaurimento.

Dalle anticipazioni giornalistiche diffuse merita attenzione e soprattutto considerazione il libretto, “registrazione di una chiacchierata”, come sminuisce in termini acidi una giornalista del “Corriere della Sera”, che non arriva a precisare se essa si sia svolta “inter pocula”, sulla riforma costituzionale sottoposta nell’autunno prossimo al voto degli italiani.

Il titolo è “Perché è saggio dire di no. La vera storia di una riforma che ha cambiato “verso””. Ne sono curatori Valerio Onda e Gaetano Quagliariello. Contiene argomentazioni solide. meritevoli di convinta utilizzazione, a differenza di quelle banali e ripetitive, presenti nei documenti varati da alcuni settori della destra.

Più che sufficiente, per giungere all’attualità politica, in troppi passaggi lontana dalla logica, anche se incompleta, è l’intervista rilasciata dalla Meloni. Nel comunicare la sua adesione alla manifestazione preferiale di Arezzo, patrocinata da FI, alla ricerca di una nuova e riverniciata primazia, da evitare e da scongiurare, pare sottrarsi al deleterio rischio ma dimentica di respingere la tesi della Gelmini. espressa a sostegno dell’istituto regionale.

E su questo nodo, rimasto irrisolto, come altri delle differenze non marginali ma decisamente sostanziali tra la destra e i berlusconiani, soliti, se delusi nelle loro ambizioni, di trasmigrare verso sponde opposte (l’ultimo caso è quello di Pera),    sarebbe appropriato e necessario per i mesi e gli impegni prossimi rilanciare e proclamare un’ idea, un principio, raccolti ora da sinistra e da non pochi amici della nostra area, invece sostenuti, da tempo, se non da anni. Un esponente ex pd ha espresso infatti l’avviso che “Non è un ritorno ai vecchi lidi che ci porterà al futuro. Oggi è il momento di uno scatto in avanti, per provare a riaccendere la speranza “.