La pace non può essere violenta”, scriveva Ernst Jünger nel 1941 quando la potenza militare nazista sembrava oramai essere inarrestabile in Europa. Solo l’impero britannico non si arrendeva anche se visibilmente alle corde, come un pugile suonato ed in prossimità del K.O., dava evidenti segnali di resa militare. Ogni volta che il testo edito a Parma nel 1993, con la traduzione di Adriana Apa, viene riletto, l’elevazione intellettuale che se ne riceve non solo non si attenua, anzi aumenta di volta in volta. Jünger nel corso di questo scritto non parlava ai lettori da vinto, ma da un vincente che si rendeva conto che in ogni caso tutti avrebbero perso nell’immane catastrofe che stava andando in scena nel palcoscenico della vita inserito nel mondo.

Lo scrittore svevo dimostrava già una vocazione solo apparentemente nichilista, infatti la sua cerca del “Graal” sarà definitivamente e fruttuosamente portata a termine nel 1998 (morirà alla veneranda età di centotré anni, dopo aver visto passare per ben due volte la cometa di Halley, che passa visibilmente ogni settantasei anni). “La Pace” è un saggio che dovrebbe sempre trovare posto in ogni libreria “illuminata”. Si tratta di un vero e proprio atto d’amore di un cavaliere europeo verso il prossimo. “La guerra deve essere vinta da tutti” […] perché “le grandi fosse comuni sono tutte uguali”. Jünger nella creazione del saggio in questione si è servito delle metafore de “La semina” e “Il frutto” non a caso il suo organismo, “nel momento in cui fronti vermigli saldavano il globo con cuciture incandescenti”sentiva l’esigenza del corpo, dell’anima e dello spirito di estinguere la sua sete di uomo nella dissetante scalata interiore del quale lo scritto in oggetto ne era e ne è un prezioso esempio. Se la Prima guerra mondiale (inevitabile) ha frantumato imperi per creare nazioni, la seconda (evitabile) tenderà ad eliminare le nazioni per spingere gli uomini verso più astratti piani mondiali e universali. Ernst Jünger auspicava un passaggio dai vinti ai vincitori della guerra mondiale 1915-1918, ai vincitori ex equo post Seconda guerra mondiale 1939-1945. “Rimane da chiedersi come il singolo possa contribuire alla pace. La questione è tanto più urgente giacché il singolo tende a sottovalutare l’importanza che gli è conferita”.

Dunque si tratta del famigerato “Che fare” di Lenin opposto, non quantitativo e materialista, ma qualitativo e personalista. Ogni dubbio intorno alla completa avversione di Jünger nei confronti del nazismo, a parte un breve e superficiale interesse iniziale, è già ampiamente fugata, il lettore lo constata in questi scritti come abbiamo già segnalato all’apice dell’espansionismo tedesco (1941). Non è stato infatti un caso che Ernst Jünger sia sopravvissuto due volte grazie a due improbabili suoi lettori organici: la prima volta protetto da Adolf Hitler, dopo essere stato coinvolto all’indomani del fallimento dell’ennesimo attentato organizzato da quel che restava dell’élite prussiana (Operazione Valchiria) nella “Tana del lupo” nel 1944, quando Goebbels ed Himmler ne chiedevano a viva voce la testa, già Rosenberg (il teorico della “razza” tedesca) aveva provato a fare lo stesso nel 1939, e sopravvissuto ancora una volta tra le macerie morali e materiali teutoniche, processo di Norimberga in corso, per l’intervento forse dell’allieva più intelligente di Martin Heidegger, ovvero Hannah Arendt.

“Il singolo deve soprattutto comprendere che la pace non può nascere dalla stanchezza e la paura contribuisce alla guerra. Solo in questo modo si spiega lo scoppio della Seconda guerra mondiale dopo un così breve intervallo. Per mantenere la pace non basta non volere la guerra. La vera pace presuppone un coraggio superiore a quello necessario per la guerra; è una manifestazione di travaglio spirituale, di forza spirituale. Verrà conquistata quando saremo capaci di estinguere il rosso fuoco che arde in noi stessi e sapremo affrancarci dall’odio e dalle sue scissioni. Il singolo è simile alla luce che, divampando, costringe le tenebre ad arretrare. Una fievole luce è più grande, più coercitiva di molto buio. Ciò vale anche per chi è destinato a cadere. Incede verso l’eternità con comportamento fiero. La vera lotta che ci troviamo a combattere si rivela sempre più un conflitto tra le forze della distruzione e le forze della vita. In questa lotta i guerrieri di retto sentire stanno fianco a fianco, come gli antichi cavalieri. Quando ciò accadrà, la pace diverrà duratura”.