Nel delirio delle promesse elettorali spiccano i meravigliosi redditi di cittadinanza, di inclusione, di dignità. D’altronde se la logica è quella di continuare a spendere 42 euro pubblici al giorno per ogni migrante, per un costo complessivo di poco meno di 5mila euro al mese per una famiglia di 4 persone, non si capisce perché una famiglia italiana con genitori disoccupati dovrebbe costare di meno allo Stato.
Non si capisce neppure dove troverebbe i soldi, lo Stato, ma in campagna elettorale non è un problema. Comunque i partiti promettono di meno, ai disoccupati italiani. Ma le cifre sparate dalle varie formazioni politiche sono comunque superiori a quelle che incassano molti lavoratori, non solo quelli pagati in nero. Si vuole intervenire a favore di chi non ha lavoro garantendo redditi superiori, in alcuni casi doppi, rispetto a chi si alza tutte le mattine, magari all’alba, per andare a faticare 8 ore in campagna, per avvitar bulloni, per lavorare in un museo o in un ufficio.
Quale dovrebbe essere, allora, la motivazione per abbandonare un letto caldo e affrontare la vita fuori casa? Certo, è più facile distribuire la carità con i soldi pubblici piuttosto di impegnarsi per creare le condizioni che favoriscano la nascita di nuovi posti di lavoro, per creare nuovi lavori che rispondano al cambiamento in atto.
Invece per il lavoro non si fa nulla. Sui posti di lavoro si continua a morire, ed anche questo non è un grande incentivo per chi può restare a casa con un reddito garantito, magari in cambio di qualche inutile corso di formazione e aggiornamento gestito, a pagamento, dalle solite cooperative dei soliti noti.
D’altronde è anche vero che la sempre più veloce robotizzazione cambia e cambierà completamente gli scenari dell’occupazione. Il lavoro operaio sarà svolto da macchine che provvedono alla propria manutenzione ed al proprio miglioramento continuo. I lavori nei campi sono già spesso affidati a macchinari guidati dal satellite ed il controllo sarà affidato ad altri robot. Le auto si guideranno da sole, nei giornali americani una crescente quota di articoli è scritta dai robot. Difficile immaginare quali saranno i lavori del futuro. Ma non è con la trasformazione dei lavoratori in disoccupati sovvenzionati a vita che si possono affrontare i cambiamenti.