Una maceria capitale. Questo è Roma. Per chi ci è nato, ci vive, ci lavora, ci resta (malgrado tutto). E per chi ci arriva o ci passa per lavoro o per turismo.

Le macerie che ancora non ce la fanno a sommergere la sua strepitosa bellezza sono più morali che altro.

Roma non si vuole più bene.

Quella, sanguigna e villana, sfrontata e puttana, che abbiamo conosciuto da giovani, poi da ragazzi, infine da uomini era una Roma ancora gonfia di orgoglio. Era una città che ti guardava dall’alto in basso, a sfidarti negli occhi fino a sfregiarti con uno di quegli sberleffi che erano in realtà insulti cinici e spietati.

Era la Roma raccontata in “Roma città aperta” e in “Bellissima”, due film in bianco e nero ma in realtà coloratissimi per il carattere che dipingevano della città e dei suoi abitanti.

Un’éra geologica fa.

L’ha devastata nella sua anima colorata e bella la folle corsa a perdere tutte, ma proprio tutte, le sfide che il mondo di oggi le ha lanciato, a lei come a tutte le grandi capitali del mondo, dal traffico al verde, dalla legalità ai servizi pubblici, dalle iniziative culturali agli impianti sportivi, dalle periferie alla mobilità all’architettura pubblica e privata. Che non sono robbetta ma cose grosse, grossissime.

Da Parigi a Lisbona, da Berlino a Londra, da Budapest a Stoccolma queste sfide sono state raccolte: c’è chi le ha vinte tutte o quasi (Lisbona, Budapest, Stoccolma) chi solo qualcuna (Parigi, Berlino, Londra). Roma non ne ha vinta nessuna. Le ha perse tutte, ma proprio tutte.

Sulle macerie romane garrisce gaia la bandiera arcobaleno che il buonismo (della sinistra, di Bergoglio e delle centinaia di Ong che vi trovano sedi, uffici e contributi) ha imposto a tutti come il traguardo inevitabile della vita di ognuno.

Quattro immigrati irregolari con precedenti penali di ogni tipo spacciano? gestiscono un palazzo scaricato? ci fanno mercato di ogni nefandezza?

E che voi fa? So’ povera ggente! Vengono da dove c’è la guerra!

Poi arriva Desirée.

Allora, d’improvviso, si squarcia il velo della ipocrisia, della complicità, della miopìa, del buonismo appunto. E tutti scoprono le macerie morali e materiali nelle quali, da troppo tempo, sta affogando la città più bella del mondo.

Esagero? Fatevi un giro per Roma, non solo nella inevitabile via Condotti ma anche nella desolata via dei Lucani. Sempre Roma é.

E riflettete/riflettiamo su un dato politico.

Una volta, a destra, c’era un partito che veniva provocatoriamente chiamato “il” partito dell’ordine e della legge, della sicurezza e della legalità, che qualche cretino di oggi dice che era guidato da “parrucconi” incapaci di aprirsi al nuovo. Non solo riempiva le piazze. Non solo faceva cortei e manifestazioni su quei temi. Non solo primeggiava per attivismo e militanza. Ma prendeva voti, tanti voti. Aveva cioè il consenso della gente, soprattutto nelle zone degradate, nelle periferie, dove peraltro aveva sedi e iscritti.

Ora?

Ora deve arrivare da Milano un autorevole, giovin signore a rappresentare, al di là del suo attuale ruolo istituzionale, la speranza, il riscatto, la rinascita. Uno che non viene da destra, da quella destra e che viene a prendersi quello che dovrebbe essere uno spazio “di destra”, un consenso “da destra”, per rispondere “a destra” alle macerie di Roma.

Possibile che ancora non si capisca che a furia di essere moderni, à la page, all’altezza dei tempi radiosi di oggi, cioè a furia di tagliare le radici di tutto quel mondo, con quello che aveva di buono e di meno buono, a furia di demolire quella storia non si è andati da nessuna parte e si è lasciato uno spazio vuoto che altri vengono a riempire al posto tuo?

Proprio come a Bolzano, dove quella destra “parruccona” un tempo era il primo partito della comunità italiana. Un’altra éra geologica fa.