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E’ sempre interessante leggere e considerare gli editoriali di Antonio Polito, giornalista non certo ostile all’esecutivo, comunque indipendente e lontano dai tanti troppi turiferari, che abbondano nella stampa di regime, prima fra tutti la testata della Conferenza episcopale italiana.

Non poteva davvero mancare il sessantenne giornalista campano di analizzare la vicenda del M5S con la nota “l’utopia che cade a Roma”. A suo avviso “il vero grande problema dei Cinque Stelle si potrebbe definire esistenziale ed è stato macroscopicamente confermato dalla crisi di Roma: il suo progetto iniziale, l’utopia rivoluzionaria su cui si fonda, gli impedisce di risolvere i problemi del far politica con gli strumenti della politica democratica”.

Si tratta di un giudizio sicuramente centrato, il momento solo formale, mentre trascurato o addirittura ignorato il momento vero e cruciale, quello sostanziale.

Il progetto del movimento, progettato e sviluppato da Casaleggio (Grillo è al pari del suo omologo Renzi uomo di facciata) è dovuto principalmente agli errori, alle castronerie, agli sbandamenti, alle incertezza di tutti partiti in campi, nessuno escluso, e non alle magie, al fascino e alla presa di formule, espresse con supponenza, toni ultimativi e non della Raggi non sono conseguenza ed effetto della sua propaganda, della sua campagna, del suo programma e di quello dei suoi “compagni”, ma degli errori incredibili compiuti dai suoi antagonisti.

Come poteva essere credibile e vincente un elemento grigio, capace soltanto di multiformi militanze, quale Roberto Giachetti, dopo la meschina pagina scritta nella capitale dal PD e dal “marziano” Marino?

Quale peso poteva acquisire la candidatura voluta ed imposta, tanto per cambiare, da Berlusconi, di Marchini, improponibile ed inviso per i precedenti familiari ad un elettorato storicamente di destra, quel’è quello romano?

Nonostante il particolare stato, molto ha raccolto la Meloni, oggi inutilmente disponibile verso la Sindaca, ma davvero non poteva recuperare per intero il 49,86 % degli elettori, disaffezionati alle urne.

Polito ricorre alle arti diplomatiche nel confidare in un recupero dei “grillini” e nella persistenza della loro “alternativa”, e ritiene che il consenso alla Raggi, designata con il 67,15% del 50,14 % dei votanti, sia stato diretto e non, come in efetti è stato, disperata, drammatica, reazione, “ultima sponda prima di un ulteriore incremento dell’astensionismo, alle baggianate del governo, di Berlusconi, del “favorito del momento”, vessillifero di inaccettabili terapie, di Salvini e dei suoi amici, i separatisti veneti.

Ma la cantonata romana potrebbe essere assorbita dai “grillini” se continueranno le fuffe di Renzi e dei suoi pretoriani Del Rio ed Errani sulla ricostruzione con i vertici, non più demagogici, ma unicamente irritanti, basati su ricette puerili (“Una sfida per 10 anni”), con assicurazioni incredibili (“i soldi ci sono”), con tiritere ascoltate sin dalla prima notte (“va evitato che la gente ci mangi sopra” ) comode per capovolgere le responsabilità dei politici nazionali e regionali, del tutto sottaciute.

Non è più sopportabile che il “premier”, dopo il viaggio in Cina, patria e culla della libertà (è rimasta celata la durezza con la quale in questi giorni è stato soffocato il dissenso ad Hong Kong), va a tromboneggiare sulle riforme tra i suoi sostenitori, top manager e imprenditori, ostentando misure mancette per i ceti meno abbienti, con l’obbligo perentorio della spesa e non del risparmio . Non interessa affatto presentare l’ipotesi, ennesima scopiazzatura, di “una nuova architettura per la scuola”, alla quale invece deve essere restituita serietà nei programmi e nella guida ed il suo carattere naturale, oggi perduto o disperso.