Le dimissioni “forzate” da sindaco di Roma dal “Prof.” Ignazio Marino, come si firma sulle dichiarazioni di spesa, sono alfine giunte dopo un lungo braccio di ferro con il suo partito di appartenenza, il PD: e gli abitanti di Roma hanno tratto un sospiro di sollievo vedendo finire un incubo che durava da molti mesi.

Ma questo fatto induce ad alcune considerazioni sull’uomo, sul suo partito e sul funzionamento di un’istituzione come il Sindaco di una metropoli, che per di più è anche Capitale di uno Stato.

 

L’uomo: il dott. Marino, autodefinitosi professore pur essendo senza cattedra, si è dimostrato non solo incapace di gestire i complessi meccanismi amministrativi, organizzativi e finanziari di una metropoli, ma soprattutto privo di equilibrio e senso civico, prima che morale. Oltre ad innumerevoli episodi del passato tra cui è rilevante quello della sua automobile in divieto di sosta di cui non voleva pagare le multe e le dichiarazioni offensive contro la stampa ed i consiglieri di opposizione, egli si è dimostrato soprattutto arrogante e convinto che l’esser stato eletto sindaco (con la modesta percentuale del 30% sugli aventi diritti al voto) gli consentisse qualsiasi cosa.

Da qui la violazione delle norme anagrafiche nella registrazione dei cosiddetti “matrimoni” omosessuali, i continui viaggi all’estero a spese del Comune con giustificazioni risibili fino ad arrivare all’ultimo scandalo delle ricevute di spesa di ristoranti di lusso da lui giustificati, con ricevute firmate, con incontri di rappresentanza con personaggi che hanno poi tutti smentito di essere stati a cena od a pranzo con lui.

E come dimenticare la dura invettiva del Papa Francesco quando ha duramente smentito di averlo mai invitato negli Usa a settembre, per un viaggio fatto da Marino al costo di 22.000 euro (compresi i suoi accompagnatori) pagati dal Comune?

Un tempo si diceva che il rifugio dei mascalzoni era il patriottismo: adesso, l’alibi dei mascalzoni e truffatori contemporanei è l’antifascismo e la resistenza. E Marino ha usato spesso termini durissimi contro l’opposizione (quali “tornate nelle fogne”) sperando di avere l’immunità sulle sue male azioni e la solidarietà antifascista: ma anche questa ha i limiti del senso della vergogna, e non l’ha assecondato.

Non parliamo poi, per carità dei romani, della sua totale incapacità gestionale ed amministrativa soprattutto per quanto riguarda la pulizia, la riparazione delle strade, il trasporto pubblico, il decoro urbano: nulla è stato mai fatto. Ma cosa pretendere da uno che non ha mai fatto neanche il consigliere circoscrizionale, e che ha vissuto a Roma per pochi anni della sua vita?

 

Il partito: il suo partito, il PD, ha sbagliato prima a proporlo come Sindaco e poi a non farlo dimettere subito. La sua imposizione alle “primarie” come Sindaco fu un effetto della guerra interna al PD romano, dove l’ex-uomo forte Goffredo Bettini – oggi europarlamentare – che era stato accantonato dai nuovi dirigenti romani, fece eleggere dall’apparato da lui controllato (aiutato da qualche comitiva di zingari e di romeni, come fu denunciato all’epoca delle “primarie”) questo ex-senatore che non aveva brillato per iniziative politiche né tantomeno amministrative ma che si presentava come un “volto pulito” dopo l’infelice esperienza alemanniana.

Il partito (che peraltro era stato devastato dal ciclone di “mafia capitale” e che era stato messo sotto accusa per la sua gestione interna dall’inchiesta di Barca sullo stato delle sezioni romane, metà delle quali è stata chiusa) non volle prendere atto, dopo i primi mesi di gestione mariniana, che quel sindaco era inadatto per una città come Roma ed ha lungamente dilazionato le sue scelte perché Renzi non voleva fare la brutta figura di perdere subito Roma. Furono nominati dei “commissari” nella giunta, ma questi sono stati i primi ad andarsene: quella dilazione è stata quindi molto negativa, perché Roma è stata comunque persa. Però in malo modo, per scontrini con false giustificazioni degne di un Fiorito qualunque, cosa che indubbiamente peserà sul futuro giudizio della cittadinanza sul Partito Democratico.

 

Un sistema errato: A suo tempo, avevamo scritto proprio su questo sito di “Destra.it” un articolo sul fatto che la legge attuale sull’elezione diretta del Sindaco impedisca, con il meccanismo della caduta contestuale del Sindaco e del Consiglio, una possibile rettifica a scelte sbagliate nella persona eletta.

Se fosse consentito sostituire il Sindaco da parte della maggioranza del Consiglio con una mozione di sfiducia motivata e con la designazione di una sostituzione, casi come quello di Marino e di tanti altri in Italia non si verificherebbero. Non si può lasciare una metropoli affidata alle bizze ed agli imbrogli di una persona la quale si fa forte dell’intoccabilità stabilita da una legge che penalizza non solo lui ma tutti i consiglieri, anche quelli dell’opposizione!

Resta poi la questione, aperta dal 1946, della Capitale d’Italia la quale non può essere amministrata con le stesse regole di un piccolo comune privo di storia e d’interesse politico e culturale: il Msi a suo tempo chiedeva per Roma una “legge speciale” per istituire un “governatorato” (come esiste a Parigi, Londra, Washington, Berlino) con precise norme e finanziamenti particolari ma, essendo una proposta che richiamava il buon governo fascista, è stata sempre accantonata.

 

Ed adesso? Adesso ci sarà un Commissario che gestirà anche il Giubileo e. si spera, metterà ordine in tante situazioni calde, a cominciare dal trasporto pubblico e dalla nettezza urbana. La destra, Fratelli d’Italia e chi vorrà occuparsi di Roma, ha tutto il tempo per mettersi ad elaborare un serio progetto per Roma, in tutti i suoi aspetti, prendendo spunto dalle osservazioni formulate negli anni scorsi e dalle esperienze maturate nelle circoscrizioni ed in altre realtà sociali. Non è più il tempo di slogan e di richiami alle “comuni origini”, peraltro poi ignorate e tradite come è successo con la precedente amministrazione: occorre veramente porsi come “portavoce” delle istanze della popolazione romana, entrare in sintonia con essa ed approntare progetti attuabili.

Marino, intanto, può cercarsi un posto da medico – se glielo danno – a Sidney, come ha detto che si sarebbe trasferito dopo il 2023…