• 29 maggio 2020 —

L'editoriale

Da Genova a Palermo sino a Trieste, abbattiamo gli ecomostri “sovietici”

C’è un’Italia da “ricostruire”. Non è solo quella del dopo Covid19, soffocata dalla burocrazia, dalla crisi economica, dai ritardi di un governo pasticcione, e costretta a fare i conti con un   relativismo etico, che ha reso evidenti   le sue contraddizioni, tra famiglie disgregate, gli altissimi costi della parcellizzazione sociale, nonni...

Finalmente la Fondazione  Alleanza Nazionale si ricorda di esistere. Si sveglia. Era ora. Al netto dei problemi interni — forse chiari agli addetti ai lavori ma assolutamente incomprensibili  a ciò che resta del “popolo missino”, il vero azionista di via della Scrofa   —,  il sodalizio, su pressione di Adalberto Baldoni, ha deciso di aprire le porte il prossimo 14 dicembre al circolo “Rivolta Ideale”  per un convegno sulla strage  del 7 gennaio 1978. Su Acca Larenzia. Per discutere e ricordare il sacrificio di Francesco Ciavatta e Franco Bigonzetti, assassinati dai terroristi comunisti, e quello di Stefano Recchioni, ucciso da un ufficiale dei carabinieri. Da quattro decenni un nome “misterioso”, “stranamente” intoccabile.

Una scelta importante che, speriamo, non si smarrisca nella retorica ma approfondisca temi e contesti. Provocando e rompendo schemi consolatori quanto inutili. Sarebbe tempo.

Per la nostra generazione, i ragazzi invecchiati dei Settanta, Acca Larenzia rappresenta uno spartiacque. Una tragica, macabra sinfonia ritmata da colpi di mitraglia “rosse” e di pistole “di Stato”. A farne le spese furono tre  ragazzi del FdG, tre nostri amici, tre nostri  camerati. Il nostro sangue.

“Uccidere un fascista non è reato” era un assioma che valeva per gli apprendisti brigatisti come per i gallonati della “Benemerita”. Da qui le le lunghe protezioni  — si leggano le ammissioni postume di Cossiga — sui colpevoli e la follia disperata e senza speranza di alcuni militanti. La lotta armata, i Nar. Il seguito è noto.  Altri morti, altro sangue, tanta galera. Vite e famiglie spezzate. Acca Larenzia  è anche questo. Ma resta il fatto, ineludibile, che dopo quarant’anni vi sono morti che attendono giustizia. Verità. Spiegazioni. Forse pace.

Intanto riportiamo il comunicato della Fondazione:  « interveranno Giuseppe Valentino, presidente della Fondazione An, Marco Falvella, Ivo Camicioli, Bruno Di Luia, Maurizio Lupini, Gian Marco Chiocci, Valerio Cutonilli, Maurizio Gasparri, Domenico Gramazio, Ignazio La Russa, Massimo Magliaro, Guido Paglia».

Tutto bene. Tanta gente. Peccato che nessuno abbia invitato Annalisa Terranova e Raffaele Zanon. Su quella sera tragica e sul “misterioso” carabiniere che ammazzò Stefano (e non solo su questo…) avrebbero molto da dire e da  raccontare.  Adalberto e Massimo pensateci voi.

 

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1 commento

  1. Adalberto Baldoni says:

    Dic 13, 2017

    Rispondi

    Caro Marco. In sintesi hai riassunto, molto bene, il significato della tragedia di Acca Larenzia. Una precisazione. L’evento è stato organizzato dalla Fondazione Rivolta Ideale presieduta da Domenico Gramazio. La Fondazione Alleanza Nazionale ha concesso il suo patrocinio. Risponde a verità che sono stato io a sollecitare, in occasione della chiusura della Mostra per i 70 anni del Msi, un avvenimento che potesse ricordare Acca Larenzia. Il 7 gennaio del prossimo anno ricorre purtroppo il quarantennale dell’agguato. Gramazio, presente in sala quando ho suggerito pubblicamente alcune iniziative (tra cui quella di Acca Larenzia) ha colto la palla al balzo e si è dato da fare. Tieni conto che Gramazio ha vissuto da vicino l’accaduto, dato che la sua sezione dista poche centinaia di metri dalla sede di Acca Larenzia. Sempre in occasione della chiusura della mostra, oltre Acca Larenzia ho proposto un convegno sul cinquantennale del Sessantotto (sono passati ben 50 anni dalla contestazione giovanile… ). Altri temi da discutere: la crisi della natalità in Europa e soprattutto in Italia, come arginare l’ immigrazione , i giovani e l’era del digitale… Erano presenti La Russa, Gasparri, Mattioli, Mugnai, Veneziani ( che come presidente del comitato scientifico della Fondazione AN, doveva darsi da fare) , ecc. Tutti d’accordo… Poi, silenzio. Attualmente ciò che preoccupa alcuni soggetti sono le elezioni per conservare il proprio seggio. La campagna elettorale per loro è iniziata da mesi. Mi fermo qui. Buon lavoro, Adalberto Baldoni

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