È un momento molto, molto difficile per il governo; in primo luogo la rivolta (oscena) dei sindaci che minacciano di non applicare il dl sicurezza approvato dal Parlamento: bene fa Salvini a tuonare contro di loro. È una legge dello Stato e i sindaci hanno il dovere di obbedirgli, anche se non la condividono. Se accettiamo l’idea che un sindaco di qualsiasi colore politico possa disubbidire a una legge fatta da un esecutivo avversario, s’introduce un precedente che mina la democrazia sin dalle sue fondamenta. Allo stesso modo – a parti invertite – in futuro, sindaci di destra potrebbero disattendere leggi d’un governo di sinistra. Sarebbe l’anarchia, il caos. Ed è aggravata dal fatto che indubbiamente la maggioranza netta degli italiani condividono quanto fatto da questo governo su sicurezza e immigrazione.

Ma ci sono molti poteri (forti) che fanno da sponda ai disertori della legge: dall’Ue, a Ong, da frange politicizzate della magistratura, a settori progressisti della Chiesa cattolica, fino ovviamente al Quirinale che nel suo discorso annuale ha fatto capire chiaramente da che parte sta (se ce ne fosse stato bisogno).

Ma i problemi sono anche all’interno della maggioranza e al governo stesso, a causa dell’eterogeneità della sua composizione. Come l’ambiguità del governo sul Global Compact, con i due partiti “divisi” sull’adesione, e la conseguente scelta di lasciare al Parlamento la libertà di decidere (scelta pericolosa, perché i numeri rischiano di premiare lo schieramento favorevole). Ma un’altra questione insidiosa, riguarda il Reddito di cittadinanza, che verrebbe esteso anche agli immigrati residenti in Italia da almeno 5 anni e in possesso di un permesso di soggiorno: eventualità difficile da evitare, poiché la Costituzione lo imporrebbe. Il rischio perciò è che gli italiani che lavorano si trovino improvvisamente a dover pagare il Reddito di cittadinanza a una parte d’immigrati, alla faccia del “prima gli italiani”.

Alla Lega quindi, potrebbe costargli caro, e, infatti, alcuni deputati hanno esternato in questi giorni più d’un mal di pancia. Impensabile però che i 5 stelle arretrino su questo punto, perché è per loro la più importante battaglia di bandiera. La Lega la appoggia solo perché è nel contratto di governo e i 5 stelle hanno dovuto ingoiare molti bocconi amari accogliendo istanze leghiste su sicurezza e immigrazione. Sennonché improvvisamente, il governo si trova a litigare anche sull’accoglienza e i porti chiusi, con i grillini che si dicono favorevoli ad accogliere i 49 migranti delle navi delle due Ong tedesche, Sea Watch, e Salvini che ribadisce la propria posizione a riguardo.

La svolta pentastallata non riguarda qualche esponente minore, bensì Di Maio in persona, e parrebbe essere sostenuta anche dal Premier Conte. Ma se i 5 stelle non rispettano i patti sull’immigrazione, allora la Lega dovrebbe sentirsi libera di fare altrettanto sul Rdc. Finora Salvini si è mostrato sveglio e competente, ci auguriamo che continui a esserlo e non si faccia gabbare dai loro alleati di governo, trovandosi di colpo con un pugno di mosche. Che il contratto di governo non diventi il nodo scorsoio col quale s’impicca il presunto sovranismo, che valga per entrambe le parti in causa o si vada a casa. O si trova la quadra, oppure la Lega farebbe bene a rovesciare il tavolo per andare alle elezioni anticipate. Se Mattarella le concederà.