Giorgia Meloni è tenace. Crede nella sua buona stella. È un personaggio mediatico. Lo sappiamo e, talvolta, apprezziamo. Ma la “Grande Politica” — un’arte —  e la comunicazione — una professione — non sono nelle sue corde.  Forse (lo speriamo) ha solo dei mediocri consiglieri e dei pessimi suggeritori.  In questo caso se ne liberi subito.

Ragioniamo. Inseguire Salvini sul terreno della xenofobia, dell’islamofobia in nome di un “patriottismo” emotivo e privo di ragioni culturali (Volpe, Chabod, Di Rienzo etc. sono cosa ignota in FdI…) non paga. Non può pagare. Per distinguersi servono materiali, proposte, idee, letture. Pensieri lunghi. Al tempo stesso dubitiamo che l’imbarazzante Furlan (il generalissimo dell’ “esercito di Silvio“), il signor Mantovani (ex vice di Formigoni e pluri indagato), l’on. Santachè e altri detriti di Forza Italia possano riempire un vuoto propositivo. La signora Meloni ascolti. Anche l’avvocato Ghedini che su Furlan e co. molto sa…

Ma torniamo all’oggi. Turlupinata dai suoi, la Meloni scrive su FB  che “abolire il reato di tortura impedisce agli agenti di fare il proprio lavoro”. È più di una sciocchezza. È una cazzata.

Siamo chiari: il tema della giustizia e dell’ordine pubblico è cosa seria, delicata e complessa. Il sacrosanto appoggio alle forze dell’ordine deve essere declinato in molti modi e la difesa della professionalità e della dignità del segmento sicurezza passa attraverso investimenti seri e norme chiare. Va poi ridefinito il ruolo della magistratura (speriamo ora nel neo presidente Davigo…) e fissata, accanto alle possibilità di rinserimento sociale, la certezza della pena.  Sono compiti che spettano alla Politica e alla sua espressione suprema, lo Stato. Giovanni Gentile docet.

Ma non solo. Parlare di tortura, legittimare la tortura in ogni sua forma è indegno. Nel nostro patrimonio, nella nostra identità, vi sono Cesare Beccaria, Mario Pagano, Carlo Cattaneo. E, poi, il codice Rocco (fascistissimo e garantista), le battaglie di Niccolai, Marchio, Staiti, Almirante e di tutto il MSI contro le leggi speciali. Nella nostra memoria vi è Nanni De Angelis, morto “stranamente” in una cella e tanti, troppi ragazzi degli anni Settanta-Ottanta stritolati nelle camere di sicurezza, massacrati nei “bracci speciali”, uccisi in “impossibili” evasioni. Sangue, dolore, morte. Un golgota sconosciuto.

I maldestri consiglieri della Meloni lo sanno? Conoscono gli interrogatori, le minacce, la violenza delle uniformi. No. I deputatini di FdI sanno la differenza tra giustizia e repressione, tra severità e crudeltà?  No. Sanno che un ufficiale dei carabinieri ha ucciso ad Acca Larenzia un camerata o i che servizi seviziarono senza pietà Pierluigi Pagliai moribondo? No.  Storie antiche ma non dimenticate.

Non è colpa loro. L’attuale personale politico destrista nulla sa da dove veniamo e cosa abbiamo attraversato. Nulla conosce di scontri, feriti, arrestati, caduti. Di donne e uomini torturati. Applaude ogni stupidaggine senza convinzione ma con riconoscenza. Amen.

Ma noi non non ci rassegniamo. La destra (o chiamatela come volete) era ed è altro. È Civiltà, senso dello Stato, giustizia.  E la parola tortura ci fa orrore. La presidentessa di FdI legga, rifletta e decida.