Non appena il Capitano scivolò, la Mummia si risvegliò. Dite quel che volete, ma l’inatteso rianimarsi del ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi portabandiera, dalla prima pagina del Corriere della Sera di ieri, d’un estemporaneo progetto italiano capace di garantire la redistribuzione dei migranti a livello europeo puzza lontano un miglio.

E non solo perché a intervistarlo c’era un abile, quanto smaliziato, ventriloquo dell’Unione Europea come Federico Fubini, ma soprattutto perché il progetto, sconosciuto fino a ieri, prende forma proprio mentre Matteo Salvini fa i conti con i contraccolpi dell’inchiesta sui presunti tentativi di finanziamenti russi. Contraccolpi pesanti che oltre a regalarci, per la prima volta, l’immagine di un Salvini frastornato e disorientato rischiano d’isolare ulteriormente l’Italia e rendere assai complesse le politiche di contenimento dei migranti. Ma all’improvviso la sorpresa.

Sul fronte assai turbolento di Bruxelles ecco profilarsi l’iniziativa politica di un euro-burocrate prelevato dalle catacombe dei governi Monti e Letta, dove s’occupava di politiche europee, e catapultato nell’esecutivo gialloverde al solo scopo di placare le ansie del presidente Mattarella e dell’Unione. Immobile in quel suo ruolo il «tranquillante» Moavero Milanesi non ha toccato palla per quasi un anno lasciando che la politica estera del nostro Paese si trasformasse in un incerto palleggio tra il premier Giuseppe Conte, Di Maio e Matteo Salvini. Poi, non appena quest’ultimo inciampa, l’improvviso risveglio. Alla vigilia del Consiglio per gli Affari esteri di quest’oggi a Bruxelles Moavero Milanesi annuncia di esser pronto ad esporre ai suoi omologhi un progetto di redistribuzione, studiato da quasi un anno e capace, a suo dire, di superare quelle limitazioni del Trattato di Dublino che scaricano sul Paese di primo arrivo, ovvero l’Italia, tutto il peso dei migranti irregolari.

Ma non solo. Lanciato nella visionaria suggestione di un’Europa da cui sembrano scomparsi sia i «niet» dei Paesi di Visegrad, sia quelli d’una Francia e d’una Germania restie persino a spartirsi le poche dozzine di migranti traghettati da Capitan Carola, Moavero si spinge più in là. E arriva a ipotizzare l’apertura di miracolosi «centri controllati» insediati sulle coste italiane, ma garantiti da Bruxelles dove «il soggiorno di chi sbarca sarebbe di pochi giorni perché poi le persone andrebbero subito distribuite anche in altri Stati Ue dove si verificherebbe il loro diritto d’asilo».

Come pretenda di realizzare quello che l’Unione ci ha sempre negato Moavero Milanesi non lo spiega. Una cosa però appare evidente. Il progetto, che il ministro assicura d’aver concordato con Conte e Salvini, assomiglia molto ad una pinza forgiata d’intesa con Bruxelles. Una pinza capace di strappare dalle mani di un Salvini impegnato a scrollarsi le accuse di connivenza con i russi quelle competenze e quelle deleghe sull’immigrazione su cui si basano i successi che hanno trasformato la Lega nel primo partito. Privato del controllo sull’unica materia in cui può vantare risultati concreti dopo gli stop alla flat tax e alle autonomie regionali Salvini rischia di trasformarsi in un pugile suonato e disarmato. Un pugile al centro di un ring dove deve far i conti non solo con i magistrati, le opposizioni e l’Unione Europea, ma anche con i colpi ai fianchi sferratigli dai suoi alleati Cinque Stelle e da ministri «fuori controllo» come Moavero Milanesi. Una partita praticamente impossibile che minaccia di trasformarsi in un’insuperabile roulette russa.