La Lega di Matteo Salvini, il quale  si appella al “Buon Dio”, esibendo, in piazza, il Rosario, lascia il campo ad un leghismo d’impronta radical-relativista ? Alcuni recenti  atti della Giunta regionale della Lombardia sembrano andare in questa direzione.  

Il 31 luglio, su proposta del Partito Democratico, ma votata all’unanimità dal Consiglio regionale lombardo, a  maggioranza di Centrodestra, è passata la delibera che impegna la Giunta, guidata dal leghista  Attilio Fontana, a dare ai minori di 24 anni la possibilità di ricevere, nei consultori pubblici e privati accreditati, consulenza gratuita e il metodo contraccettivo individuato come il più idoneo.

Il 17 dicembre, la stessa Giunta della Regione Lombardia ha deciso di rendere possibile la somministrazione del composto abortivo RU486 in regime di Day Hospital, quindi senza la necessità del ricovero, andando così nella direzione di una ulteriore privatizzazione e banalizzazione dell’aborto, che per di più mette anche a repentaglio la vita della madre.

Infine, il 19 dicembre, Affari italiani.it pubblica la notizia che la Giunta della Lombardia, su “su proposta del consigliere Michele Usuelli del Gruppo +Europa con Emma Bonino, si è impegnata a stanziare un milione di euro da destinare a UNFPA, l’agenzia delle Nazioni Unite sulla popolazione, al fine di promuovere interventi di family planning, in particolare la distribuzione di contraccettivi a lunga durata” per la popolazione dell’Africa.

Queste iniziative d’impronta radical-relativista sconcertano  non poco, tanto più se avvallate da un Movimento che si appella a “Dio, Patria e Famiglia” e si considera l’espressione di un’identità forte, spesso giocata sull’appartenenza cattolica, sulla difesa dei suoi simboli, dal crocifisso al presepe.

La questione non è solo di principio, ma spiccatamente  politica. Intanto perché la Lombardia non è una Regione qualunque. E’ il cuore del Settentrione  ed è storicamente  il nucleo centrale e fondante del leghismo, la  base del suo consenso, il suo naturale contesto politico-amministrativo. D’altro canto manifestare un’appartenenza, anche religiosa, vuole dire non solo fare una battaglia di principio quanto soprattutto, per chi abbia responsabilità politico-amministrative, declinarla nell’azione legislativa e nelle prospettive di lungo periodo.

Che fine hanno fatto gli impegni di Lorenzo Fontana, ministro leghista della Famiglia e della Disabilità ? A giugno, in un’intervista al “Corriere della Sera”, lo stesso Fontana dichiarava:   “Voglio intervenire per potenziare i consultori così di cercare di dissuadere le donne ad abortire”, spiegando in particolare   di volere  “lavorare per invertire la curva della crescita che nel nostro Paese sta diventando davvero un problema”.  

Proprio ora che perfino la rivista “il Mulino”, non certo espressione dell’integralismo cattolico,  evidenzia, sul suo ultimo numero, una “questione demografica”, denunciando la disattenzione del Paese, cioè “di coloro che hanno responsabilità di leadership nella cultura, nella politica, nell’economia, nelle istituzioni e nella società in genere e che, in definitiva, indirizzano l’opinione pubblica”, sarebbe paradossale che la principale forza di centrodestra assecondasse quelle politiche restrittive della natalità, che tanti danni hanno provocato  all’Italia.

In coerenza con certe scelte il prossimo passo,  per la Lega, sarà di abdicare sulle questioni di genere, sul multiculturalismo, magari sul suicidio assistito? Una linea chiara e coerente ha sempre unito l’azione disgregatrice di certa cultura radical-relativista. Cedere su un principio, significa, via via, aprire varchi difficilmente sanabili.

E allora  sarebbe la Caporetto culturale e politica della Lega. E forse l’inizio della sua fine.