Dopo tante accuse di “populismo”, giorni fa Matteo Salvini ha fatto una proposta “non populista”, quando si è detto favorevole a ripristinare la “naja”.  Una riflessione. Se il difetto del fascismo è la mancanza di libertà democratica, il rischio del populismo è che nella ricerca costante del consenso elettorale, si accolga qualsiasi istanza, scadendo nell’anarchia. L’esempio più esecrabile è la delirante proposta di Casaleggio di abolire per il futuro il Parlamento (democrazia rappresentativa), per sostituirlo con il web (democrazia diretta digitale). Tale idea è talmente ottusa che non merita d’esser commentata.

Quando Salvini blocca le frontiere, caccia i clandestini, contrasta la criminalità, etc. egli fa esattamente quello che desidera attualmente la maggioranza dei cittadini. Quando il Ministro dell’Interno azzarda la proposta di ripristinare la “nata”, d’improvviso “rompe” con il populismo, poiché dubito che la maggioranza dei cittadini sarebbe favorevole. Salvini potrebbe rischiare così di perdere voti.

Considerando la proposta in sé, dobbiamo domandarci: è veramente utile, necessario, il ripristino della leva obbligatoria? Se la si ripropone per aumentare l’efficienza del sistema di difesa militare della nazione, è un errore: per come si sono sviluppate le tecnologie militari e per come sono cambiate le guerre moderne rispetto al passato, le nazioni richiedono eserciti di professionisti, persone esperte che scelgono volontariamente questa professione, e la leva è inefficace nel suo presunto compito di infondere l’amor pario e l’eroismo di massa che sono vocazione elitaria; uno dei limiti del fascismo, fu quello d’illudersi, militarizzando un’intera nazione, di farne un popolo d’eroi.

Se l’obiettivo fosse invece quello di usarlo come strumento formativo – educativo per i giovani, lo considero inappropriato. Basterebbe citare l’esempio del popolo giapponese – il più educato e disciplinato del mondo, pur non avendo un servizio militare obbligatorio – per dimostrare l’inutilità educativa del servizio.

Da dove dobbiamo allora ripartire? In primo luogo dalla famiglia, stabilendo che essa è solo e unicamente quella eterosessuale, naturale, e fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, e che la politica ha il dovere di difenderla, anche economicamente, cercando di disincentivarne le tendenze “precarizzanti” sia sul versante economico-lavorativo sia su quello relazionale: puntare cioè sul rendere i matrimoni e le famiglie il più possibile “stabili”. La seconda questione riguarda la scuola, che deve essere ripensata da cima a fondo, considerandola non soltanto come luogo del sapere, ma anche e soprattutto, luogo di formazione-educazione umanistica, anche tornando a una severa disciplina. Terza questione, disciplinare con leggi irreprensibili i media, TV e Web in testa, ripulendoli il più possibile dai contenuti diseducativi (difficile la questione del web essendo un media globale).

Infine, considerare la possibilità di attivare un servizio civile obbligatorio per tutti. L’amor patrio e il senso del dovere, non sono un optional, bensì, obblighi civici di tutti i cittadini di una nazione, ma ci sono tanti modi per servire la Patria e fare il proprio dovere, non necessariamente attraverso l’esperienza militare; quello che serve è una “riforma della coscienza civica degli italiani”, ma pur riconoscendo diversi meriti dell’attuale governo, dubitiamo che i “gialloverdi” siamo idonei per adempiere a questo compito.