Ho sempre detestato il Festival di Sanremo considerandolo solo una rumorosa sagra da strapaese, una provinciale passerella di musica mediocre e insulsa utile solo a quelli che negli anni ci si sono arricchiti presentandola o presenziandovi. E non ho mai capito quelli che perdono tempo a seguirlo.

Stavolta, però, credo di avere fatto un grave errore e di essermi perso così un avvenimento storico.

Quest’anno la gara delle canzonette era solo una scusa, una copertura che nascondeva un progetto ben più serio e rilevante: il collaudo della riforma costituzionale più importante dal 1946, quella che finalmente permetterà alle illuminate elite competenti e politicamente corrette di riprendere il controllo della storia che il popolino bue e ignorante ha ingiustamente sottratto con biechi espedienti chiamati suffragio universale e sovranità popolare.

Ecco come sono andate le cose: nell’elezione del vincitore del Festival il voto della giuria popolare, diciamo quelli che sarebbero gli elettori, pesa per il 50% del totale; il 30% spetta alla giuria dei giornalisti, ovvero la mitica “libera stampa” notoriamente estranea ai poteri forti, e il 20% alla cosiddetta “giuria d’onore” vale a dire un plotone di competenti, dotti, sapienti e politicamente corretti.

Il voto del popolo bue posiziona al primo posto Ultimo con il 46,5%, Il Volo al secondo con il 39,4% e Mahmood terzo con il 14,1%.

Graduatoria non condivisa dalle altre due giurie che essendo moralmente molto superiori pensano evidentemente che non si stia dando alla società il messaggio giusto. Fortunatamente qui, a differenza che nella realtà, le oligarchie competenti possono intervenire e correggere gli errori che inevitabilmente il gregge popolare, vittima della sua stessa ignoranza, è portato a commettere.

Il prescelto per rimediare allo svarione è un certo Mahmood che in realtà si chiama Alessandro, è italianissimo e pare non abbia particolari rapporti nè col padre egiziano né con l’Egitto, che forse ha visto solo sul mappamondo.

Ma la congrega politicamente corretta sa che deve dare un messaggio forte, quello definitivo dopo lo stillicidio di monologhi e dichiarazioni di questi giorni, e non avendo niente di meglio utilizza quel nome posticcio fintamente mediorientale nella speranza che evochi nelle masse un sentore di immigrazione e falsa integrazione.

Ecco allora che grazie al provvidenziale intervento dei giornalisti e del gruppo degli illuminati il risultato viene giustamente ribaltato: Mahmood 38,9%, Ultimo 35,6%, Il Volo 25,5%.

Giustizia è fatta, grazie alla libera stampa e a personaggi del calibro di Elena Sofia Ricci, Ferzan Ozpetek, Camila Raznovich, Serena Dandini, Joe Bastianich, Claudia Pandolfi e, dulcis in fundo, Beppe Severgnini cioè la squadra dei veri competenti che compongono la cosiddetta “giuria d’onore”.

Esperimento riuscito, il sogno delle oligarchie politicamente corrette è pienamente realizzato: la plebe ignorante può pure votare, basta che poi sia possibile correggere i suoi errori e salvarla dalle conseguenze della sua stessa ignoranza.

Ora si tratta solo di capire se la miracolosa riforma costituzionale potrà essere adottata, magari già per le prossime elezioni europee, o se dovremo restare ancora in balia del suffragio universale.

Certo che se ci avessero pensato prima a quest’ora a Palazzo Chigi ci sarebbe già da un pezzo Carlo Cottarelli. Ma non tutti i mali vengono per nuocere: magari per l’arrivo di Mario Draghi sarà tutto finalmente apparecchiato.