Il popolo delle sardine si è manifestato, spontaneo, antifascista, pieno di amore, acefalo, dicono; ma non è vero:un capo lo ha, probabilmente le sardine  non ne sono consapevoli, ma l’inconsapevolezza è un’altra delle loro caratteristiche. Questo capo, volendo, lo si potrebbe chiamare “baccalà”, in senso buono naturalmente e per pura consonanza ittica: un capo fermo, imperturbabile, antifascista e anche lui probabilmente pieno di amore: il Presidente della Repubblica.

D’altra parte quella vecchia e altrettanto immobile e antifascista carta che si chiama Costituzione questo chiede al Presidente: le funzioni che gli affida, aldilà dei numerosi incarichi che gli attribuisce, non comportano nessuna sostanziale azione e/o responsabilità. Ne è caso emblematico quello che il Presidente come Capo del Consiglio Superiore della Magistratura non ha potuto intervenire nè assumersi la responsabilità di quanto è accaduto nei mesi scorsi nell’organo da lui presieduto. Lui poteva non sapere.

Ma veramente, a ben guardare,  nei momenti in cui non è occupato in inaugurazioni e commemorazioni antifasciste, un piccolo spazio di azione e discrezionalità la Costituzione con l’articolo 88 glielo dà: il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse. Di questo fatto, a dire il vero così importante per la vitalità della democrazia, la Costituzione non dice altro, nè in questa parte nè in quella che riguarda Il Parlamento. Su questo non ci sono neppure successive leggi con valore costituzionale. Non esiste dunque un obbligo di affidarsi alla maggioranza numerica del Parlamento per formare un Governo.

Esiste sì una prassi ma a fronte di essa esiste anche, e ben più autorevole, una dottrina costituzionale espressa e condivisa da decine di insigni costituzionalisti. Questi rifacendosi alle discussioni svoltesi dal 22 al 24 settembre 1947 dai padri costituenti sull’argomento, enunciano alcuni punti significativi su tale questione — Il potere di scioglimento si configura come un potere non solo formalmente, ma anche sostanzialmente presidenziale— ; nelle intenzioni del costituente il Presidente ha come compito fondamentale di garantire per quanto possibile la costante armonia tra elettori ed eletti.  Il potere di scioglimento restituisce rappresentatività ai rappresentanti. Tra le circostanze che giustificano lo scioglimento anticipato, raggruppate sotto la voce “Venir meno della corrispondenza tra eletti ed elettori”  si cita quanto segue: nell’ipotesi di crisi di rappresentatività dell’organo elettivo e cioè nella corrispondenza tra Parlamento e corpo elettorale, il Capo dello Stato diviene interprete diretto del corpo elettorale e procede allo scioglimento delle Camere.

 Il mutamento della situazione politica confermato dalle elezioni amministrative o da referendum (all’epoca della scrittura di questi punti non c’erano ancora le elezioni europee) costituisce valido motivo di scioglimento anticipato delle Camere. Se ripensiamo a quanto accaduto in agosto in Italia, ci chiediamo  perchè il Presidente abbia scelto di svolgere il semplice compito ragionieristico di contare quanti voti avrebbero assommato i partiti della attuale maggioranza, senza valutarne l’affidabilita (ricordiamoci che è vietato il vincolo di mandato per i rappresentanti) e senza accorgersi della non corrispondenza tra eletti e corpo elettorale. Ha esercitato la sua discrezionalità? L’ ha esercitata al di là delle sue prerogative facendo una scelta politica, antifascista naturalmente? Non lo sappiamo, ma è legittimo chiederselo.