Faccio seguito al mio primo intervento sulle “sardine” in cui profetizzavo la rapida fine del movimento con argomentazioni che definirei di psicologia sociale. Ritorno sul tema, dopo la pretesa riuscitissima manifestazione di piazza S. Giovanni, da un’ angolazione di tipo storico-sociologico.
Piazza S. Giovanni, luogo deputato ai comizi della sinistra fin dai tempi del PCI, ci ha abituati a ben altri numeri rispetto alle 35.000 sardine ivi riunitesi. Togliatti prima, e Berlinguer poi, vi radunavano folle immense. Se anche non raggiungevano il preteso milione di partecipanti (ipnotica potenza dei numeri tondi!) si trattava davvero di moltitudini oceaniche. Pressoché lo stesso miracolo riuscì a Berlusconi nel 2006, e recentemente Salvini vi ha concentrato una folla oscillante, secondo le stime, dai 100.000 ai 200.000 affezionati. Dunque il risultato ottenuto dalle sardine è stato ben misero, e solo la disinvolta efficienza del circo mediatico della Sinistra può gabellarlo per un successo. 


Comprendere il motivo di tanta insistenza sul preteso bagno di folla è peraltro tutt’altro che complicato. La Sinistra è sempre stata ossessionata dal rapporto con quelle che una volta chiamava le “masse”, rispetto alle quali si poneva come guida e interprete per scuoterle dal naturale torpore e spronarle ai radiosi destini di solidarietà e uguaglianza. Il fatto che oggi si trovi in minoranza nel Paese  la spaventa e la sconvolge, tanto da convincerla a fare quadrato attorno a qualsiasi cosa le dia una speranza di invertire la marcia del consenso popolare, il quale si dirige inesorabile verso destra. Essere maggioranza nelle stanze e nei consessi che contano non la consola più di tanto, a causa del richiamo della foresta di questa ormai lontana vocazione popolare. Oggi questo qualcosa attorno a cui scavare trincee sono le sardine, povera cosa invero, ma che può sembrare un fenomeno politico significativo se Corriere e Repubblica gli regalano la prima pagina, attirando su di esso nugoli di interessati coccolatori.

E così le sardine a San Giovanni diventano una quadrata legione, anche se erano solo, al massimo, una legionella.