Non avevamo fatto in tempo a scrivere che il neo-gollismo finiva nel Qatar – per la nota vicenda dei Mondiali nella quale è stato coinvolto anche Michel Platini, interrogato dagli inquirenti e poi rilasciato dalla polizia di Nanterre – che è giunta inaspettata, in verità, la notizia che Nicolas Sarkozy sarà processato per corruzione.

LE ACCUSE

L’eredità gollista subisce un’altra onta. La Corte di Cassazione francese ha stabilito che l’ex presidente dovrà rispondere di corruzione in atti giudiziari. Sarkozy, infatti, è sospettato di avere provato ad ottenere nel 2014, per il tramite del suo avvocato e amico Thierry Herzog, informazioni segrete dall’ex giudice Gilbert Azibert nell’ambito dell’inchiesta per il sequestro delle sue agende nel cosiddetto “caso Bettencourt” , nel quale è coinvolta una delle donne più ricche di Francia finanziatrice di Sarkozy, offrendo in cambio ad Azibert un aiuto per un posto giudiziario di alto livello a Monaco.

LE INTERCETTAZIONI

Dalle intercettazioni telefoniche era emerso il “progetto” congegnato dall’ex capo dello Stato e dal suo avvocato; intercettazioni peraltro disposte nell’ambito di un’altra inchiesta, quella sulle accuse di finanziamenti libici alla campagna elettorale di Sarkozy nel 2007 che con questo rinvio a giudizio non c’entrano niente. Nelle intercettazioni Sarkozy sembrava volersi impegnarsi per agevolare la nomina di Azibert per un posto molto ambito, tentativo, peraltro, non andato a buon fine. L’ex-presidente all’ultimo momento pare si sia tirato indietro ed il “voltafaccia”, secondo gli inquirenti, si potrebbe spiegare con il fatto che Sarkozy e Herzog avrebbero appreso che i loro telefoni erano controllati. Stando a fonti concordanti, andranno alla sbarra sia l’ex capo dello Stato che Herzog ed Azibert.

IL PRIMATO

Sarkozy è il primo ex-presidente francese che viene processato per corruzione. Il suo predecessore, Jacques Chirac, nel 2011 fu condannato a due anni con pena sospesa, per appropriazione indebita e uso scorretto di fondi pubblici quando era sindaco di Parigi, dunque per reati commessi prima di arrivare all’Eliseo.

L’ATTIVISMO

Da quando ha lasciato la presidenza, sconfitto da François Hollande nel 2012, Sarzkozy non si è mai ritirato realmente dalla vita politica, tutt’al più in alcuni momenti si è come “nascosto”, ma, contrariamente a quanto si dice, è stato sempre molto attivo. Si è impegnato nel manovrare le correnti del suo partito, l’Ump, per poi trasformarlo in Les Republicains, travolto dalla sconfitta alle recenti europee. Ha appoggiato Fillon nella candidatura alle presidenziali sconfiggendo Juppé; si è servito di Guéant per tenere i fili della formazione politica e determinarne sostanzialmente gli insuccessi.

LE IMPUTAZIONI GIUDIZIARIE

Dalla fine della sua esperienza all’Eliseo ha collezionato una serie di imputazioni giudiziarie ed è stato al centro di inchieste con seri risvolti politici, la più importante delle quali concerne i finanziamenti ottenuti da Gheddafi per le presidenziali del 2007. Questa è strettamente legata alle ragioni che lo indussero alla scadenza del suo mandato ad aggredire la Libia, con il placet di Cameron e di Obama, generando una crisi nel Mediterraneo lontana dal risolversi, oltre ad attivare una brutale guerra civile nel paese africano che indirettamente, sotto il profilo economico ed umanitario coinvolge anche l’Europa ed in particolare l’Italia.

La pressione giudiziaria su Sarkozy non si allenta. L’ ultima scioccante decisione della Cassazione lo prova. E ancor più l’assevera l’inchiesta, scaturita da un’indagine dell’Fbi, sull’attribuzione al Qatar dei Mondiali di calcio del 2022, che vede l’ex-presidente soggetto attivo di una trattativa con l’Emirato dai contorni ancora indecifrabili, ma abbastanza chiari nelle finalità non certo vantaggiose per la Francia, che lo spinsero addirittura ad organizzare una riunione segreta all’Eliseo, con due dignitari qatarioti, il suo braccio destro, nel governo e al partito, Guéant, forse Sophie Dion (ex-delegata allo sport) ed infine il presidente dell’Uefa Michel Platini.

IL TRAMONTO DEL NEO-GOLLISMO

Anche per il suo “attivismo” fuori dalle regole, molto incline all’affarismo, spregiudicato come pure si era rivelato quando era ministro dell’Interno e delle Finanze di Chirac, intelligente ed arrogante al tempo stesso, Sarkozy ha segnato il tramonto del neo-gollismo che sta vivendo il suo crepuscolo nella maniera che nessuno immaginava.

Lontano dagli elettori tradizionali, inviso dai francesi, sradicato dalla tradizione politica che lo aveva giustificato dopo la morte del Generale, si spegne elettoralmente – come hanno dimostrato i risultati delle europee, parallelamente ai socialisti, eredi di un’altra grande tradizione segnata dalla lunga presidenza di François Mitterrand, uno degli ultimi grandi statisti europei.

La destra conservatrice sembrava aver trovato in Sarkozy l’uomo che avrebbe incarnato i suoi ideali al meglio. Un’illusione durata pochi anni, dall’esordio alla presidenza alla scoperta degli affari che si imbastivano all’Eliseo. L’ex-presidente ha fatto un grande torto a se stesso: la sua indiscutibile intelligenza politica avrebbe dovuto preservarlo contro le tentazioni che il demone del potere gli offriva. Cedendo a queste è uscito dalla storia per entrare nella cronaca giudiziaria. Il lascito del neo-gollismo non potrebbe essere più malinconico e disperato.