Con il rischio di apparire privi di stile dicendo a sé stessi che si era visto giusto, mai come stavolta i fatti confermano da quale parte stava la verità sul fenomeno immigrazione. Continue calunnie di odio razziale, un incessante sventolar di allarmi lanciando a sproposito accuse di discriminazione e xenofobia, una infinità di appelli accorati dell’umanità buona e affratellata e quel continuo bistrattare chiunque si azzardasse a sostenere che dietro il fenomeno dell’immigrazione si nascondesse qualcosa di opaco e di poco intellegibile e quanto poco convincente fosse il proposito di governare il fenomeno con le solite iniezioni massicce di buonismo generalizzato. Così, nel quasi totale silenzio dei media, a dispetto dei mal di pancia dei sinistri profeti del pianeta monorazziale si scopre che in effetti il binomio immigrazione senza freni uguale aumento della criminalità era pienamente azzeccato.

A fornire l’indiscutibile riscontro è stata nei giorni scorsi la relazione annuale dei nostri servizi di sicurezza, che ha aperto uno squarcio inquietante sui rischi che corre l’Europa, Italia compresa, sul pericolo quanto mai attuale di una jihad dentro i nostri confini. Una minaccia che gli anni di accoglienza dei governi di sinistra non hanno certo scalfito, ma che anzi si è pericolosamente acuita con l’ulteriore e quanto mai problematica gestione dei gruppi familiari dei cosiddetti foreign fighters, i combattenti sotto le insegne dell’Isis di ritorno in Europa con un temibile carico di frustrazione e sete di vendetta verso l’Occidente. Ma la relazione della nostra intelligence ha il pregio di indicare dati di ulteriore interesse, in grado di offrire elementi oggettivi a testimonianza di quanto la recentissima politica di aperta ostilità agli sbarchi lanciata da Matteo Salvini abbia raccolto in pochi mesi risultati di successo sia nella quantità che nella qualità dei soggetti espulsi dall’Italia per motivi di sicurezza nazionale e nella risoluzione dei problemi legati all’immigrazione.

Ma gli spunti più interessanti della relazione sono quelli relativi al fenomeno degli sbarchi, con una lunga esposizione analitica che conferma appieno quanto il blocco negli approdi italiani imposto dal governo alle navi delle Ong abbia abbassato il rischio di importare nel nostro paese pericolosi elementi della criminalità internazionale. Una chiara conferma della correttezza dell’operato del governo e del Viminale nell’imporre una stretta sul fronte immigrazione ai trasbordi in mare da parte delle organizzazioni umanitarie: una stretta che, secondo gli uomini della nostra intelligence, ha inferto un colpo durissimo al pericolo d’importare criminali nel nostro paese, in particolare i trafficanti di uomini.

Il documento ha il pregio di  certificare in modo perentorio nell’ultimo anno il calo dell’80 per cento degli sbarchi di migranti sulle coste italiane, a testimonianza di quanto si stia rivelando azzeccata la scelta italiana di investire in mezzi e risorse sul ruolo di vigilanza delle proprie acque territoriali della guardia costiera libica, e al contempo di quanto abbia scoraggiato il fenomeno la forte riduzione delle navi cosiddette “umanitarie” proprio in quel tratto di mare. Lo pensavamo con convinzione e adesso possiamo attestare che avevamo ragione.