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Nell’Italia che trema a causa dell’altissimo rischio sismico e idrogeologico, Roma è l’unica capitale priva di un Museo geologico nazionale dal 1995. Berlino, Londra, San Pietroburgo, Vienna e Parigi hanno ancora i loro musei di fine ‘800. Un patrimonio inestimabile quello italiano che, facendo una stima approssimativa, ammonta a circa 5 milioni di euro. Infatti, non è stato mai calcolato il valore di ogni singolo reperto e minerale. La biblioteca composta di 250.000 volumi, oltre 60.000 pezzi, costituisce tra le più importanti collezioni d’Italia e d’Europa, testi su cui studiavano geologi provenienti da tutto il mondo. Centocinquantamila reperti tra minerali, marmi, fossili di animali vertebrati e invertebrati, piante, microrganismi, scheletri umani di diverse ere, documenti e rilievi geologici storici, che ora sono raccolti dentro centinaia di casse. Da anni l’edificio che li ospitava è stato svuotato e ora tutto è imballato in un’autorimessa.

LA DENUNCIA
Nel 21° anniversario della “morte” del museo e delle carte geologiche nazionali, ricavate dalle collezioni dei minerali, tutto è ancora “seppellito”.
Dopo la cartolarizzazione del 2003, nel 2005 palazzo Canevari viene svenduto in un lotto. Come riportato nell’interrogazione parlamentare del 2007 di Francesco Storace, rivolta al ministro dell’Economia e delle Finanze, il lotto comprendeva anche il palazzo del Poligrafico e Zecca dello Stato di piazza Verdi (che diventerà un hotel a 5 stelle lusso, a marchio della cinese Rosewood) e altri due beni: lo Scalo di San Lorenzo, attualmente utilizzato dalla dogana, (che avrà destinazione residenziale e commerciale) e un terreno edificabile di 70.000 metri quadrati a Valcannuta. Tutto è stato ceduto a Fintecna, una società di Cassa Depositi e Prestiti, e di conseguenza a partecipazione dello Stato. Nell’interrogazione parlamentare, si chiedeva come fosse possibile che l’intero lotto è stato quotato 368 milioni di euro visto che, solo per il Palazzo della Zecca ai Parioli, il valore immobiliare sarebbe di circa 10.000 euro al metro quadro. “È un’enorme scandalo e non si capisce perché il tutto non venga fuori” è ancora indignata come il primo giorno, Rita Giardi, ex dipendente che vorrebbe rivedere il museo geologico nella sua collocazione originaria. Posti di lavoro sprecati, patrimoni sottratti al pubblico e agli studiosi. Oggi Cassa Depositi e Prestiti ha istituito CDP Immobiliare s.r.l., una costola della stessa Cassa che ha come riferimento il ministero delle Finanze. Di diverso orientamento politico, ci sono state altre due interrogazioni parlamentari: una del 2013 della Senatrice Loredana De Petris, e l’ultima del 2015 del Movimento Cinque Stelle. I sette Senatori pentastellati chiedevano risposte in merito “a quanto ammontano i costi finora sostenuti per locare i magazzini in cui sono “custodite” le collezioni del museo geo-paleontologico nazionale;
se siano stati effettuati controlli per verificare in quali condizioni si trovino, dopo 20 anni, le collezioni;
se si ritenga, alla luce del fatto che è stato già pagato un progetto per il restauro, di riportare il museo geo-paleontologico nazionale nella sua storica sede; se si ritenga, infine, contrario ad ogni principio di buona e corretta amministrazione collocare gli uffici di enti pubblici all’interno di un edificio nato come museo, su cui gravano vincoli archeologici e architettonici e insistono importanti scavi”.

ITALIA A RISCHIO SISMICO SENZA CARTE GEOLOGICHE
Il premier Renzi ha lanciato la campagna Italia sicura utilizzando, durante interviste televisive, una carta geologica che è la stessa del 1985. Dopo la chiusura del museo, non è mai stata aggiornata per mancanza di un centro di ricerca nazionale. I minerali e le carte geografiche che servirebbero, infatti, restano imballati. “È l’unica collezione geologica dello Stato italiano – afferma Miryam D’Andrea, direttore del servizio attività museale, Ispra- i campioni che sono qui rappresentano, foglio per foglio, tutta la carta geologica nazionale ed è l’unica rappresentazione territoriale che mette insieme tutte le informazioni necessarie. Questo è importante perchè tutti gli altri musei geologici delle università, dei comuni, non hanno questo patrimonio. Le collezioni andrebbero studiate e non tenute chiuse, inoltre i campioni andrebbero fatti respirare”.

1995/2016: 21 ANNI DI INCURIA E ABBANDONO
L’edificio è stato creato e voluto da Quintino Sella – mineralogista e per tre volte ministro delle Finanze – e progettato dall’ingegnere Raffaele Canevari a fine ‘800. Fu lì che Sella istituì il Servizio geologico nazionale, lì che nacquero i laboratori per la ricerca mineraria. Alcuni studi erano relativi alla protezione dell’ambiente. Ai tempi, il Servizio geologico faceva parte del ministero dell’Industria e dell’Agricoltura. Di seguito è passato al ministero dell’Ambiente. Tanti passaggi di mani, ma oggi di questa storia della chiusura nessuno vuole occuparsene realmente. “Si rimpallano la questione – afferma l’architetto Rita Giardi, ex dipendente per i servizi tecnici nazionali – il ministero dei Beni Culturali sostiene che riguarda quello dell’Ambiente trattandosi di beni ambientali, come se i beni ambientali non fossero culturali. D’altro canto, il ministero dell’Ambiente sostiene si tratti di beni culturali. Negli ultimi tempi si è interessato alla vicenda anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha mandato una lettera di sollecito al ministero dei Beni Culturali per la risoluzione di questo problema”.
Nel 1995, la Presidenza del Consiglio volle ristrutturare e valorizzare l’edificio. In due finanziarie vennero stanziati i fondi per quest’opera. Dieci milioni di euro, investiti per i lavori.
Il 1999 è un momento chiave della storia perchè nasce, con il D. Lgs. n.300 del 30 luglio 1999 (art. 38) l’APAT (Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i Servizi Tecnici) al cui interno confluiscono sia il Dipartimento per i Servizi Tecnici Nazionali, sia l’ANPA (Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente). Ne consegue la perdita definitiva della proprietà demaniale della sede storica di Largo Santa Susanna da parte del Servizio Geologico. Gran parte delle collezioni vengono spostate per un periodo nella sede dell’APAT, in Via Curtatone 3, nei pressi della Stazione Termini. Restano lì per tredici anni prima del trasferimento nell’autorimessa dell’ISPRA all’Eur.
Nel 2003, l’edificio venne cartolarizzato, con il fine del cambio di destinazione, da Giulio Tremonti in accordo con l’allora sindaco di Roma, Walter Veltroni.
Nel 2005 il palazzo è stato ceduto a Fintecna, una società di Cassa Depositi e Prestiti e di conseguenza a partecipazione dello Stato.
Nel 2010, nell’ambito dei lavori di ristrutturazione, viene ritrovato un tempio del VI secolo a.c.
“Quando abbiamo visto che il palazzo tornava completamente nelle mani dello Stato abbiamo gioito – afferma l’architetto Rita Giardi, ex dipendente del museo – pensando che tornasse alla sua destinazione museale. Sono 20 anni che lottiamo. Non so se riusciremo mai a venirne a capo”.
Nel 2015 Cdp Immobiliare decide di destinare i locali di palazzo Canevari ad uso ufficio. Clicca qui per leggere il documento.

IL TEMPIO CHE BLOCCA CDP
Il ritrovamento rimette in discussione l’intera pianta di Roma avviando una campagna di scavi archeologici. Le mura serviane ritrovate, infatti, ampliano la mappa disegnata fino a quel momento. Inizialmente si riteneva che queste mura fossero appartenenti alla cinta costruita da Aureliano, invece sono ruderi dell’epoca dei re di Roma e sono la testimonianza che sul Quirinale c’erano insediamenti fino a quel momento sconosciuti. Il rinvenimento dei reperti pone dei vincoli archeologici. I lavori vengono bloccati. CDP Immobiliare stabilisce un protocollo d’intesa con la Soprintendenza per musealizzare gli scavi. Peccato che questo protocollo riguardi solo il piano del tempio e non gli altri quattro piani. Questo toglie i vincoli dal resto del palazzo in fase di consolidamento.

LA STORIA IMBALLATA
Il modo in cui i reperti sono imballati, è il frutto di un lungo e accurato lavoro. La loro conservazione invece, non è a norma. Nel D.L.gs. n. 112/98 art. 150 comma 6, si legge: “Con proprio decreto il Ministro per i beni culturali e ambientali definisce i criteri tecnico-scientifici e gli standard minimi da osservare nell’esercizio delle attività trasferite, in modo da garantire un adeguato livello di fruizione collettiva dei beni, la loro sicurezza e la prevenzione dei rischi. Con apposito protocollo tra il Ministro per i beni culturali e ambientali e l’ente locale cui e’ trasferita la gestione possono essere individuate ulteriori attivita’ da trasferire.
Mentre nel D.M. 25/7/2000, Ambito VI Sottoambito1. Tabelle 1,2 si sancisce il mantenimento, la gestione e la cura dei beni culturali in spazi sufficienti e idonei. L’ultimo aggiornamento del codice dei beni culturali è del 2004. Anche consultando quest’ultimo, i parametri di conservazione non sembrano adeguati.
Tuttavia non sembra che i reperti siano sottoposti a tutela secondo il codice dei beni culturali.

L’APPELLO DI ITALIA NOSTRA E OFCS.REPORT
A battersi sul campo è l’Associazione Italia Nostra, che chiede con forza al ministro Franceschini di rivedicare il diritto di prelazione sull’edificio. La Cassa Depositi e Prestiti ha accettato di musealizzare il piano interrato e il primo piano che diventano dei Beni Culturali. La cosa più logica sarebbe ripristinare il resto del museo: in tal caso, aumenterebbe il prestigio, visto che conterrebbe sia una parte archeologica che una scientifica.

Il dado è tratto. Le sorti di Palazzo Canevari sono decise. Cdp ha prevalso sui tanti che volevano accaparrarsi uno dei primi esempi di stile liberty rimasto a Roma. Tanti gli interessi, anche di coloro che intendevano farvi un Museo d’arte contemporanea. Ha prevalso Cdp Immobiliare. Se ormai il destino dell’ex “ufficio geologico” è stato stabilito, che fine faranno le collezioni? Quanto ancora resteranno conservate non a norma? Quando si reperirà un altro edificio? Se si trovasse, quanto tempo passerebbe ancora per la messa in sicurezza? Interrogativi che rivolgiamo al ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, e al ministro dei Beni e delle attività culturali, Dario Franceschini, affinché nel ventunesimo anniversario della chiusura si mobilitino per trovare una soluzione.

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#salviamoilmuseogeologico
Verrebbe spontaneo chiedersi le motivazioni per cui non si sia spostato tutto altrove. La risposta è semplice. Nessun altro edificio, reggerebbe il peso delle collezioni. A pesare di più sono i marmi, poi i plastici e gli scheletri che necessitano di costruzioni ad hoc. Nel 1995 palazzo Canevari venne svuotato appositamente per rinforzare i pavimenti e metter in sicurezza l’edificio.
Pare che molti fossero interessati all’acquisizione degli uffici, tra cui Sky Italia, ma che alla fine abbiano desistito. Prima di entrare all’interno del palazzo Canevari abbiamo, infatti, ricevuto un’e-mail, che ci chiariva in caratteri sottolineati che l’oggetto del servizio sarebbe dovuto essere solo ed esclusivamente l’importanza culturale dei ritrovamenti archeologici.

A cura di Carla Schiavo e Veronica Di Benedetto Montaccini,OFCS. Report, ottobre 2016