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Passo dopo passo, il Giappone recupera la sua tradizione guerriera. Dopo l’approvazione del parlamento nipponico della contestata legge che permetterà alle forze imperiali di partecipare a operazioni militari all’estero, prosegue a ritmi elevati l’ammodernamento della struttura di difesa.

Sul mare, da aprile, è pienamente operativo il settimo sommergibile della classe “Souryu” , un’unità modernissima a propulsione AIP e un dislocamento in superficie e in immersione rispettivamente di 2950 e 4100 tonn.  Come i suoi “colleghi”, il battello è dotato di  6 tubi lancia siluri in grado di lanciare i missili antinava “Ugm -84 Harponn”. La classe “Souryu” è destinata ad essere composta entro il 2020 da 11 unità.

Novità anche in campo aerospaziale. Tokyo vuole entrare nella ristretta élite di paesi (USA, Cina e Russia) in grado di produrre veivoli stealth; lo conferma il debutto, lo scorso 22 aprile all’aeroporto di Nagoya, del Mitsubishi  X2 Shinshin, caccia di quinta generazione giapponese.  Il veivolo — interamente prodotto in casa —  sostituirà a breve gli ormai invecchiati Mitsubishi F-2, caccia multiruolo basati sull’F-16 statunitense.

Ma il passo più deciso è l’installazione nella piccola isola di Yonagumi nel Mar Cinese Orientale (a 150 chilometri dall’arcipelago di Senkaku conteso con Pechino e Taiwan) di una stazione radar, con ampie capacità d’intercettazione e sorveglianza elettronica, protetta da una robusta guarnigione militare. L’annuncio ha scatenato le proteste cinesi ma Tokyo ha fatto spallucce. Anzi. Il governo nipponico ha ribadito che nei prossimi cinque anni il Giappone aumenterà la presenza della Self Defence Force nell’area, schierando sino a 10mila uomini con unità antiaeree di tipo “Patriot”. I cinesi sono avvertiti.