Sabato 16 febbraio, lo spazio sociale identitario Domus Orobica ha ospitato, nella sede di Longuelo (Bergamo), due relazioni su Hezbollah – Il partito di Dio, presentate da Nicolò Santini. Mario Villani (docente universitario e giornalista), forte oltre che dei suoi studi di tanti viaggi in Medio Oriente, ha cominciato spiegando alcuni tratti salienti del Libano e del suo spirito, a suo dire autentica culla della civiltà: si pensi per esempio che Byblos è la città più antica al mondo, con 9000 anni; e che, con 3 millenni in meno, Tiro ha lo stesso primato fra i porti commerciali tuttora attivi. Ha anche fatto notare il drastico calo della quota di popolazione cristiana in alcune città. Nel Libano convivono tuttora 18 confessioni: nei secoli, questa terra, e soprattutto la fascia collinare, con le sue grotte, ha accolto i profughi di tutto il Medio Oriente. Tra gli altri, Villani ha citato i cristiani maroniti, perseguitati nell’Impero Bizantino durante la crisi iconoclasta.

Ha quindi raccontato la guerra civile che, per quindici anni (1975-1990) ha devastato il Libano, traendo le mosse dalle vicende di al-Kata’eb, il Partito Falangista (Villani ne contesta la traduzione italiana più diffusa, preferendo dire Partito d’Unione) ed esprimendo ammirazione per Bashir Gemayel, la cui uccisione (’82) in un attentato con tritolo avrebbe secondo Villani condannato il Libano a sprofondare sempre più nelle violenze, culminate nel massacro (falangista, ma Villani sostiene non esserci un’attribuzione sicura) al campo profughi di Sabra e Shatila.

Grande importanza è attribuita da Villani al patto non scritto, esteso a tutta la nazione, che stabilisce diritti e doveri delle comunità presenti su territorio libanese: intesa tuttora vigente, e discussa soltanto dai Wahabiti.

L’intervento, denso e articolato, di Villani si è chiuso facendo il punto sugli sviluppi delle relazioni tra Siria e Libano: difficoltà risolte da Hafiz al-Assad e dal figlio Bassar, con un trattato di fratellanza che ha i tratti della “finlandizzazione” ma che, di fatto, garantisce l’indipendenza libanese. Ciò è stato reso possibile (dirà poi Steinmann) anche da imam libanesi che hanno accolto gli Alawiti (la confessione della dinastia Assad, che i sunniti negano esser parte del mondo islamico) nello sciismo. Infine, rammentando quanto successo nel 2006, quando Hezbollah ha respinto un attacco dell’esercito israeliano (contro il quale i regolari libanesi nulla avevano potuto): proteggendo gli islamici in fuga dall’avanzata di Israele (e rifugiati in zone con popolazione stabile cristiana), il Partito di Dio ha ribadito la sua funzione di protettore delle minoranze religiose – qualità ribadita nel 2013 scacciando l’Isis da Maaloula in Siria.

Luca Steinmann, professore italo-svizzero, redattore per Gli occhi della guerra, partendo da Amal, partito sciita di sinistra (ma, avendo una precisa connotazione religiosa, anti-marxista). In Siria, la succitata affiliazione alawita dei presidenti ha scatenato una ribellione sunnita: Hezbollah si è però affermato come risolutore della crisi, partito di riferimento nell’assistenza agli sciiti.

Steinmann ha poi mostrato foto e filmati da campi profughi palestinesi in Libano, dove nessuna autorità statale è ammessa: il rischio, comprovato, è che l’Isis trovi qui nuovi proseliti.

Come annunciato già in apertura da Santini, questo è stato il primo di un ciclo di incontri sull’Islam: una realtà sempre più importante in Italia e in Europa, da studiare sia per capire lo stato delle cose del presente e dell’immediato futuro, che per evitare dichiarazioni costernanti come quella del Ministero dell’Interno italiano, che ha definito Hezbollah “organizzazione terroristica”, noncurante di cosa il Partito di Dio realmente è, e di cosa realmente fa.