Il 14 ottobre 1935, a pochi giorni dall’inizio della campagna d’Etiopia, l’Italia (fascista) abolì la secolare pratica dello schiavismo, presente in quell’area.  Il fatto è noto ed indiscutibile. Meno conosciuta è la pratica del cosiddetto “madamato”, largamente diffusa in Eritrea e in altre zone coloniali, attraverso la quale era regolata una relazione “more uxorio” tra un cittadino italiano ed una donna nativa. Il rapporto era fondato sull’uso locale delle “nozze per mercede”, di fatto la cessione, dietro compenso, della figlia minorenne, da parte del padre, con l’impegno per l’uomo di provvedere non solo alla moglie ma alla prole, anche dopo la risoluzione del contratto.

La recente campagna contro Indro Montanelli, accusato di avere “acquistato”, per 350 lire, una giovane eritrea di 12 anni, che era al seguito, come altre donne, del suo reparto di milizie locali, ha riportato all’attenzione questa pratica. Non entriamo nel merito della vicenda, rimbalzata, sui media, a seguito dello sfregio, con vernice, della statua del grande giornalista.

Qui ci preme sottolineare come, allo stesso modo dello schiavismo, la questione venne affrontata, a ridosso della guerra d’Etiopia dalle autorità dell’epoca, sanzionando una pratica che già Rodolfo Graziani, nel 1932, in Libia,  aveva condannato come  “una delle piaghe che ha travagliato la colonia, di cui resta qualche traccia, o qualche nostalgia, che io voglio assolutamente estirpare” perché “anche a prescindere da ogni considerazione politica (per la speculazione che il mondo indigeno ama fare su queste nostre relazioni con le sue donne) il solo lato disciplinare e morale del fenomeno è sufficiente per condannarlo e deprecarlo”.

In questo contesto venne emanato il  RdL n. 880 del 19 aprile 1937 (Sanzioni per i rapporti di indole coniugale tra cittadini e sudditi), che specificava:  “Il cittadino italiano che nel territorio del Regno o delle Colonie tiene relazione d’indole coniugale con persona suddita dell’Africa Orientale Italiana o straniera appartenente a popolazione che abbia tradizioni, costumi e concetti giuridici e sociali analoghi a quelli dei sudditi dell’Africa Orientale Italiana è punito con la reclusione da 1 a 5 anni”.

Sulla base di queste norme furono centinaia le condanne e decisa la campagna per mettere fine a questa pratica. Alcuni giudicano la norma un’anticipazione delle leggi razziste del 1938. Anche qui bisogna fare chiarezza. Cassare il “madamato” e le “nozze per mercede” fu comunque un atto di civiltà, espressione della cultura e della sensibilità morale, prima ancora che giuridica, del nostro Paese. Certamente il fascismo non lo assecondò. Come per lo schiavismo, la cui abolizione peraltro fu confermata, dopo il suo ritorno al trono, da Hailé Selassié, nell’agosto 1942, anche per la pressione delle forze Alleate. Dopodiché si può ovviamente condannare la Guerra d’Etiopia (ultima delle guerre coloniali che hanno visto protagonisti tutti i Paesi europei) e le sue atrocità.

Ma – come al solito – avendo ben presente il senno di poi e senza perdere di vista i “contesti”, che valgono, nel bene e nel male, per i singoli uomini e per gli Stati.