Chi avesse avuto voglia di leggersi i commenti degli elettori pentastellati prima del voto sulla piattaforma Rousseau per decidere sulla questione della nave Diciotti, avrebbe avuto modo di capire che il risultato non poteva essere diverso da quello poi emerso. Anzi, il tono generale dei commenti poteva far presagire un voto ancor più plebiscitario contro l’intollerabile ingerenza dei magistrati nella politica del governo.

D’altronde al voto ha partecipato una minoranza dei grillini, ed una minoranza ancora più piccola ma rumorosa vorrebbe imporre alla maggioranza dei 5 Stelle una inversione di rotta. Però è la minoranza che piace ai chierici dell’informazione al servizio delle oligarchie. Così il noiosissimo ed insopportabile Fico viene trasformato in uno statista pur di contrapporlo a Di Maio.

Bisognerebbe ricordare ai tifosi di Fico la vicenda di Fini. Stesso ruolo e stessa strumentalizzazione del dissenso interno ai rispettivi schieramenti. Poi Fini è stato abbandonato dai chierici quando non è stato più utile.

Ora il giornalismo di servizio sostiene Fico nella speranza che guidi una scissione, invocata esplicitamente da fuffapost. L’operazione perfetta per far cadere il governo e portare i dissidenti verso le accoglienti braccia di un Pd che rifiuta qualsiasi alleanza con il Movimento 5 Stelle a guida Di Maio ma che sarebbe felice di accordarsi con Fico. Peccato che non ci sarebbero i numeri e si dovrebbe andare a nuove elezioni.

Ma i chierici sostengono anche una scissione in Forza Botulino, trasformando personaggi di quarta fila in grandi strateghi che hanno già creato un contenitore aperto a tanti, da Calenda a Toti. Una formazione, sconosciuta ai più e pure ai meno, per rimarcare la distanza da Salvini e dalla Lega. E pazienza se Toti ha ampiamente dimostrato di preferire una alleanza con la Lega piuttosto di un’ammucchiata con Calenda e magari qualche renziano se non il bugiardissimo in persona.

Il dato di realtà, però, non affascina i chierici. Bisogna disegnare scenari nuovi e allora anche le invenzioni possono servire. Mentre sfuggono altri particolari che potrebbero essere significativi. Non solo la Sorella della Garbatella, commentando il successo in Abruzzo, ha più volte ignorato Forza Botulino riferendosi alle alleanze del centro destra, ma ora anche Crosetto partecipa ad un convegno in Sardegna per discutere di alleanza tra Fdi e Lega. È evidente la convinzione che Tajani, Bernini, Gelmini, Brunetta rappresentino ormai una zavorra per il centro destra. E se in Forza Italia si dovesse verificare una scissione, è probabile che parte dei fuoriusciti si dirigerebbe verso la Lega.

La delusione, però, non manca neppure tra i seguaci di Salvini. Che, tuttavia, non scorgono alternative credibili. I micropartiti non paiono destinati a crescite esponenziali in grado di portarli a governare. Ed i cambiamenti si realizzano al governo, non all’opposizione. Soprattutto quando non si è in grado di indirizzare il pensiero della società civile.