L’Italia è lo spazio geografico, in cui al disagio, alle necessità dei giovani, si oppone e contrappone, non la celebrazione commemorativa del 500° anniversario della scomparsa di Leonardo da Vinci, lasciata incredibilmente agli “amici” francesi, come rimedio salvifico e santificante nientepopodimeno, la rispolveratura dell’educazione civica, intesa principalmente e squisitamente come sottolineatura ed esaltazione della Carta costituzionale, nata in un clima di odio, fondata su valori artificiosi e sbandierata da 2 forze antistatali e antinazionali, quali la DC e il PCI.

   La misura assunta dal “governo” con l’eliminazione di un regio decreto del 1928, contenente provvedimenti blandamente punitivi, caduto in totale desuetudine, è stata criticata fino ad essere ridicolizzata da Massimo Gramellini, vicedirettore “ad personam” (?) del “Corriere della Sera”, con il quale è quasi sempre, se non impossibile concordare.

  Nel passaggio finale di una sua rubrica quasi giornaliera, ha osservato assennatamente che “la morale corrente considera l’insegnante che sanziona la marachella di un bambino alla stregua di un provocatore e i genitori del simpatico teppista dei nobili paladini”. Gramellini chiude, osservando che “le note andrebbero fatte direttamente a loro”. Ha ragione solo superficialmente, perché quei genitori, che “dalle Alpi alle Piramidi” della nostra terra si agitano, scomposti e presuntuosi, non sono altro che vittime inconsapevoli del sistema pedagogico e sociale, nato sotto le ali protettrici della Costituzione, “laica, democratica e antifascista”, e delle trasmissioni televisive moralmente devastanti.

   Il foglio di proprietà dell’aspirante premier, di scuola berlusconiana, Urbano Cairo, ha pubblicato sull’ argomento, in una pagina interna, un articolo, accompagnato da box “cerchiobottisti”, tipici dello stesso quotidiano.

   Nel primo una professoressa “onoraria” (?) di Pedagogia generale, senza citare le occasioni recenti di applicazione della impolverata norma e senza riflettere sul clima esistente negli istituti di ogni angolo d’Italia, si è degnata comunque di comprendere le difficoltà degli insegnanti. Ha poi squadernato le solite argomentazioni fallimentari sulla “complessità del discorso”, invocando fumosamente quanto vagamente salvifici “metodi innovativi”. A suo dire dovrebbero essere fondati su una irrealizzabile e impossibile miscela, realizzata con “l’autorità dell’insegnante” e il coinvolgimento delle famiglie.

   Assai più centrato e realistico è l’intervento in contrapposizione di un medico, “esperto di fenomeni di stress degli insegnanti”, per il quale “togliere strumenti di gestione della disciplina alle maestre” “è come alzare bandiera bianca e smantellare tutto”.

   Mentre il Ministero, guidato dall’esponente leghista Bussetti non ha saputo fare altro che sfoderare il consueto indisponente gergo saccente, il presidente dell’ Associazione nazionale presidi ha usato la definizione tipica, simbolo dell’attuale maggioranza, “una bolla di sapone”.