Anche se non mancano le pagine evasive, elusive o addirittura estranee al tema delicato e pesante sui ritardi e sull’involuzione difficilmente reversibile della scuola italiana, numerosi sono i punti tali da segnare il volume e da renderlo interessante, utile e meritevole di convinta attenzione e meritata diffusione.
Soprattutto la posizione di assenso e l’avallo più motivato nascono e si
contrappongono decisamente alle conclusioni espresse dal direttore di una “Fondazione” ascoltata e sovrastimata, secondo il quale “quello che si deve evitare è che rallentando il turn over la scuola accumuli altri ritardi nelle pratiche di insegnamento più moderne”. E invece, in felice e ben riuscita antitesi, il lavoro di Russo offre prove e prove sull’inopportunità e sull’autolesionismo rappresentati dall’abbandono e dal disprezzo della cultura classica intesa nel senso più pieno.
E’ da notare purtroppo che i raggruppamenti maggiormente votati nella
consultazione dello scorso 4 marzo si mostrano disattenti e disinteressati al problema culturale nella sua pienezza e nella sua rilevanza per il futuro.
Russo sin dalle prime pagine segnala – e l’aspetto non sarà certamente accantonato – la “familiarità dei protagonisti delle rivoluzioni [americana e francese] con la cultura classica” e richiama una frase di Tucidide valida ieri ed oggi utopistica “ciascuno è preferito per le cariche pubbliche a seconda del campo nel quale si distingue”.
Oltre ad intrattenersi con una lunga e ricca documentazione sul debito in campo linguistico, l’A. con argomentazioni decise e solide prova la connessione, o meglio la saldatura, tra le arti figurative moderne e la cultura classica. Anche se il cumulo delle responsabilità è più vasto, Russo rileva che “l’ideologia neoliberista attualmente dominante, che ha liberato il mercato da qualsiasi limite o regola e non concepisce beni che non siano merci, per imporsi ha dovuto operare una frattura con la tradizione del diritto romano [e non solo con quella]”. Una delle
peggiori e pesanti conseguenze su cui è doveroso riflettere e consentire con Russo è segnalata in questi termini: ”Continuando a considerare il caso dell’Italia, è evidente, più in generale, che nei decenni si è prima indebolito e poi spezzato il rapporto con la tradizione umanistica il livello di civiltà giuridica del paese si è drasticamente abbassato, come si può verificare leggendo le leggi approvate dal parlamento e confrontandole con quelle di trenta o quarant’anni fa”.
E’ arduo non convergere con il quesito formulato: “Oggi potremmo porci
l’obiettivo di far tesoro delle esperienze passate, evitando di occultare le influenze della civiltà classica sulla nostra e acquistandone piena consapevolezza. Solo così saremo liberi di decidere in che modo usare il prezioso patrimonio di idee proveniente dal mondo antico”.
Non poco difficoltoso francamente è raccoglierne l’auspicio: “E’ immaginabile un’inversione di tendenza, che permetta la realizzazione di questo obiettivo? Alla luce dell’attuale diffuso disinteresse per il passato e della tenace opera di eliminazione della cultura dalla scuola in atto da decenni, bisogna riconoscere che si tratta di un sogno. I sogni, però, a volte si avverano”.
Purtroppo nell’ambito sono stati espressi suggerimenti vani ed inconsistenti, come quello di Luciano Canfora, che propone di modificare l’etichetta “liceo classico” con quella “liceo critico”, ma sono stati formulati da Susanna Tamaro interrogativi raggelanti per il complesso della società: “Abolito il ruolo educativo della scuola – ridotta nel migliore dei casi a luogo dove si apprendono tecniche – cancellata la
stabilità e l’autorevolezza del nucleo familiare, scomparsi storicamente i partiti, eclissata la chiesa, quali realtà educative permangono nella collettività ?”.
LUCIO RUSSO
Perché la cultura classica. La risposta di un non classicista
Mondadori Libri, Milano 2018, pp. 226. €19,00.