E’ da valutare con il più netto dissenso l’approvazione definitiva da parte del Senato del disegno di legge n. 1264, “Introduzione dell’insegnamento scolastico dell’educazione civica”. I 13 articoli, arruffati ed omnicomprensivi, posseggono – come è possibile notare dall’inizio alla fine – le caratteristiche tipiche delle poche norme varate dal governo gialloverde: sono demagogici, velleitari e in diversi passaggi e inconcludenti. Del resto il parlamentare relatore, Gianfranco Rufa (1973), per quanto alleghi nel “curriculum” caratteristiche professionali poliedriche (dichiara di essere commerciante, farmacista, imprenditore), non pare affatto abbia conoscenze convincenti e significative nel campo didattico della delicata materia.


Nell’art, 2, con un burocratese ermetico, di ardua attuabilità, si stabilisce che “a decorrere dal 1° settembre dell’anno scolastico successivo alla data di entrata in vigore della legge [2019?], nel primo e nel secondo ciclo di istruzione è attivato l’insegnamento trasversale dell’educazione civica e l’avvio di iniziative di sensibilizzazione alla cittadinanza responsabile nella scuola dell’infanzia. Tale insegnamento è oggetto di valutazione periodica e finale, espressa in decimi; l’orario non può essere inferiore a 33 ore annue – prevedendosi un’ora a settimana – nel monte ore obbligatorio previsto dagli ordinamenti vigenti”.


Manca totalmente l’indicazione dei docenti responsabili, dei quali – se la misura intende essere seria e credibile – solo a partire dal 2020 (!), dovranno essere provate e vagliate la basilare conoscenza della Costituzione e l’attitudine all’”educazione alla cittadinanza digitale, indicando le abilità e le conoscenze digitali da sviluppare con gradualità in base all’età degli alunni e degli studenti”.
Traboccanti di ambiguità sono gli articoli 7 e 8. Il primo “stabilisce che la scuola rafforza la collaborazione con le famiglie al fine di valorizzare l’insegnamento trasversale dell’educazione civica e di sensibilizzare gli studenti alla cittadinanza responsabile”. Il secondo “prevede la possibilità di integrare l’insegnamento trasversale dell’educazione civica con esperienze extra – scolastiche”.


Nelle dichiarazioni di voto i rappresentanti della maggioranza hanno ribadito la loro consueta vaghezza, recte fumosità inconcludente, quasi confessando che “il provvedimento non pretende di essere perfetto ma è un passo importante verso la formazione delle future generazioni al rispetto della democrazia”. Anche ad un’analisi attenta ed insistita del testo approvato sfuggono i passaggi, in forza (!) dei quali FdI “ha espresso soddisfazione per il recepimento dei riferimenti al tricolore e all’inno nazionale: la conoscenza dei simboli della Patria è presupposto fondamentale per la formazione dei giovani”. Al contrario non va taciuto – elemento tutt’altro che marginale ed eloquente come pochi – l’articolo 12, che “introduce la clausola di salvaguardia per le Regioni a statuto speciale e le Province autonome di Trento e di Bolzano”.