Mi stupisce sentire parlare da parte di molti, anche quelli disincantati e consapevoli, di “spettacolarizzazione” o “costante campagna elettorale” da parte di Salvini e, in misura minore, Di Maio. Sembra che davvero si pensi che la posta in gioco sia un +5% nei sondaggi o un sorpasso clamoroso alle prossime elezioni. No, quello che alcuni membri dell’Esecutivo stanno facendo è tenere pronto, consapevole e preparato, non l’elettore, ma “il popolo” tutto. Quel popolo che 25 anni fa applaudiva beota (me compresa, allora 15enne) ai lanci di monetine e al superamento di una fase politica – per via giudiziaria e grazie ai servizi che suicidavano i personaggi scomodi – col supporto di una informazione tutta impegnata a spiegarci che futuro di onestà, pulizia ed efficienza ci aspettasse. Quello stesso popolo che nel 2011 ha assistito un po’ inebetito al golpe montiano, vagamente preoccupato dello spread (di cui manco capiva bene il funzionamento) e persuaso che il suo impennarsi forse colpa di un uomo solo. Quello per accusare il quale le procure hanno speso milioni di soldi pubblici, salvo assolverlo, quando da “Caimano”, “Pedofilo” e “Ladro” è divenuto un prezioso alleato nel mantenimento dello status quo.
Quegli applausi a Genova, piaccia o meno, scaturiscono dall’aggiornamento in tempo reale di ciò che il Governo vuole fare o ha già fatto. Aggiornamenti e “propaganda” che possono sembrare ridondanti solo per chi è abituato ad attingere a fonti alternative e ad accogliere col beneficio del dubbio la vulgata massmediatica. Chi passa accanto ad un’edicola o ascolta distratto un tg, leggera’ e sentirà del dramma dei ragazzini sulla Diciotti o del razzismo montante in Italia. Non conoscerà le parole del comandante che chiarisce che sulla nave non c’è emergenza alcuna. Non leggerà i quotidiani, ripetuti e oramai abituali reati di stranieri senza fissa dimora, richiedenti asilo, pluripregiudicati e impuniti. E mai avrebbe scoperto retroscena e protagonisti della meravigliosa stagione delle privatizzazioni.

Bene fanno quindi i Vice a far largo uso dei social, mentre altri al Governo guardano a Mosca e a Washington per cercare appigli nelle bufere finanziarie che in autunno piagheranno il Paese. Si riuscirà a resistere solo così: alleati esterni forti e temibili e consenso popolare forte e schiacciante. Farà pure storcere il naso a intellettuali e anime belle, ma l’informazione diffusa via Facebook e Twitter è efficace e indispensabile a tener vivo l’incostante amore degli elettori che tante volte si son rivelati amanti fedifraghi e facili a rinunciare di fronte alle minacce e agli spauracchi. Un tempo si diceva “libertà è partecipazione”: oggi che i partiti sono gli avamposti delle lobby finanziarie e i sindacati siedono nei cda e nelle fondazioni dei “padroni”, la partecipazione è quella mediata da internet.
Viva la partecipazione e viva la libertà.