Persino la Cara Salma si rivela più intelligente di Hollande e compari. E spiega ad Obama (la Cara Salma, mica il presidente francese) che è una idiozia totale isolare la Russia approfittando della vicenda ucraina. La politica ottuso-fintomuscolare degli americani si scontra contro una realtà che è profondamente cambiata nel corso degli anni, dei decenni. Ciò che resta, sostanzialmente immutata, è la voglia di essere servi di buona parte degli italiani.

Cupio servendi che ha contagiato molti europei. La Force de frappe gollista sostituita dai “bobo” parigini della gauche caviar, dalla passione per il jet set di un centrodestra sarkyzzato, dagli scandali a ripetizione. Ma non c’è solo la Francia a prostarsi di fronte all’imperatore d’Oltreoceano. Al di là della storica complicità tra Washington e Londra, anche il Nord Europa pare incaprettato dalla passione per il politicamente corretto imposto dai guru del soft power americano. Wall Street decide cosa è buono e giusto e l’Europa si allinea. In attesa che l’intero mondo si allinei.

Peccato, per i servi più che per il padrone, che il mondo non sia proprio così disposto e disponibile ad accettare tutto e tutti. Sparito l’alcolista del Cremlino, lo scenario è tornato ad essere multipolare. Certo, esiste una primazia del Pacifico, con il rapporto a due tra Usa e Cina. Ma entrambi possono contare su protagonisti che, se non globali, lo sono almeno su aree più limitate. I due colossi giocano di sponda, ma possono farlo solo se le sponde esistono. E la Russia di Putin si pone come terzo incomodo. Non ha più la forza – più d’immagine che reale – dell’Unione Sovietica. Ma è pur sempre un attore da non trascurare. Che, grazie alla suicida politica estera dell’Unione europea, si sposta sempre più verso la Cina.

Una Cina che a Mosca non è amata, è temuta, ma che nel gioco delle sponde diventa sempre più imprescindibile. I media di servizio hanno stappato vinello a buon mercato per festeggiare la scelta di Pechino in merito alle decisioni dell’Onu sull’Ucraina. Mentre Mosca, ovviamente, poneva il veto contro la propria condanna, Pechino si è astenuta. Non ha votato con gli Usa, ma ai servi era sufficiente che non ponesse il veto. Perché, per loro, significava che la Cina sceglieva Wall Street ed abbandonava Mosca.

“La Russia è isolata”, gongolava l’imperatore. In realtà Pechino non poteva appoggiare l’autodeterminazione della Crimea perché lasciar liberi i popoli di scegliere il proprio destino avrebbe significato lasciar libertà di scelta ai tibetani o agli uiguri turcofoni. Problemi interni, dunque, non cambio di strategie internazionali. Intanto, mentre il nuovo regime ucraino, tanto libero e democratico, uccide e aggredisce gli esponenti di Pravy Sector dopo aver approfittato del loro impegno e coraggio in piazza Maiden, la Crimea procede verso la tranquilla normalizzazione sotto la bandiera russa. Napolitano l’ha capito, l’imperatore non ancora.