«Se mamma e papà diventano improvvisamente Genitore 1 e Genitore 2 per mascherare un artifizio che nella realtà è mamma1 e mamma2 oppure papà1 e papà2 in nome del politically correct all’italiana, allora possiamo scrivere la peggiore pagina della storia della Famiglia italiana», con queste parole Marina Buffoni, coordinatore regionale di Fratelli d’Italia per il Veneto, commenta la decisione della delegata ai Diritti Civili per il Comune di Venezia, Camilla Seibezzi, di togliere la dicitura “padre e madre” dai documenti d’iscizione agli asili nidi in favore della dicitura “genitore1 e genitore2″.

«Personalmente credo che negli ultimi 20 anni la Famiglia ha subito molti cambiamenti: aumentano le famiglie unipersonali e le coppie senza figli. Ma non è per questi “dati” che possiamo rinunciare alla difesa del più importante ammortizzatore sociale: la famiglia tradizionale. Al di là del diritto personale« ha proseguito Marina Buffoni, «di poter sviluppare liberamente le proprie relazioni sociali, il Matrimonio non sancisce solo l’unione fra due persone, ma è un istituto dal quale derivano conseguenze giuridiche e patrimoniali verso terzi. Questa è la sua vera giustificazione giuridica. Quindi il primo nodo è: è giusto comprimere la sfera giuridica dei terzi in favore dei soggetti che compongono l’unione omosessuale? La risposta è no. Senza se e senza ma. Anziché toccare il diritto familiare e costruire imitazioni di famiglia dove famiglia non c’è e non ci potrà MAI essere, si può, invece, estendere la tutela alle libertà individuali, dove ognuno di noi è libero di decidere a chi affidare determinate scelte in caso di emergenza, poter disporre liberamente dei propri beni in sede testamentaria, ecc…»

Marina ha sottolineato come «In pieno dibattito sul matrimonio gay SI e matrimonio gay NO si inserisce una alquanto insolita se non bizzarra sentenza del 11 gennaio dalla Corte di Cassazione su un complesso caso di affidamento familiare. Protagonisti: un bambino, un padre, una madre omosessuale e la sua compagna convivente. Il bambino viene affidato alla madre omosessuale ed alla sua convivente, il padre effettua regolarmente le visite al figlio. Domanda: nel lungo periodo questo bambino riuscirà a raggiungere un adeguato sviluppo sotto ogni punto di vista, anche per quanto riguarda un’identità matura? In altre parole, come saranno quando saranno adulti? Ci viene in aiuto una recentissima ricerca di Regnerus, pubblicata nel 2012 su Social Science Research, che ha analizzato un campione di quasi 3.000 giovani e adulti (19-39 anni) cresciuti in diverse tipologie familiari: quello che emerge è che i figli cresciuti da coppie omogenitoriali, in particolare da coppie di madri lesbiche, hanno più probabilità di manifestare problemi comportamentali, di avere livelli maggiori di depressione e una maggiore instabilità affettiva, oltre che una maggiore propensione verso relazioni di tipo omosessuale, o, addirittura un vero e proprio rifiuto verso una qualsiasi relazione affettiva».

Per quanto riguarda le adozioni, la giovane politica veneta ha ricordato « pensiamo al fenomeno a cui si ricorrerebbe dell’utero in affitto.E a questo bisogna poi aggiungere la questione relativa al segreto sulle origini, ovvero sull’identità del donatore e/o della madre che ha cresciuto il bimbo per 9 mesi nel proprio grembo, per soldi, facendo spesso leva su una situazione di estrema povertà: e che ne è di loro? È forse questa una scelta di civiltà? Tale segreto costituisce un ulteriore fattore di rischio, in quanto sappiamo l’effetto devastante che i segreti hanno- conclude l’esponente politico- Potremmo forse imparare qualche cosa proprio da quanto è successo in passato nel campo delle adozioni: quali conseguenze hanno dovuto pagare i molti ragazzi che sono venuti a scoprire, magari accidentalmente, che erano adottati e che hanno reagito con fughe da casa, suicidi e drammatiche storie di droga e violenza. Come fanno allora queste coppie a vedere solo il loro diritto ad avere un figlio e non a tremare – e noi tutti con loro – di fronte alle grandi responsabilità che crescere le generazioni di domani comporta?»