«Non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell’impetuosità e della velocità del mutamento essa si disperde e si raccoglie, viene e va» così Eraclito nel suo trattato “Sulla natura”.  Qualcuno di buona cultura, magari Dell’Utri, dovrebbe ricordarlo al Cavaliere e invitarlo a riflettere. In politica come in filosofia tutto scorre, tutto cambia. Impetuosamente, impietosamente. 

Qualcuno veramente amico, Confalonieri per esempio, dovrebbe convincere l’antico ammiratore di Erasmo che i tempi della “splendida follia”  — l’incredibile ’94 — sono finiti. Sulla battigia di villa Certosa rimangono soltanto detriti giudiziari, illusioni svanite e un ingestibile giardino zoologico — falchi, falchetti, colombe, pitonesse, piranha, pappagalli e gnometti — che qualcuno si ostina a chiamare partito.

Probabilmente Berlusconi ne è consapevole, ma è ormai prigioniero del suo personaggio e dei suoi cortigiani ed è incatenato ai suoi problemi legali ed economici. Come tutti gli anziani si muove per forza inerziale, aggrappandosi al passato – gli anni d’oro —  per affrontare il presente. Ecco allora Forza Italia bis, il “ritorno”. Scene, musiche, parole già viste, sentite e smentite.

Un quadro malinconico e mesto. Certo, la parabola berlusconiana non è ancora chiusa e l’uomo — sempre più lucido dei suoi fans — riserverà ancora qualche sorpresa. Nel suo discorso di sabato scorso, a tratti surreale ma abile, il Cav. ha riciclato vecchi slogan, arroccandosi così nella formula del partito sultaniale, e al tempo stesso ha lasciato aperte tante porte. Un gioco tattico, l’ennesimo, nella speranza che sia ancora possibile rinviare il voto al Senato e posticipare di qualche tempo — magari sino alle Europee — la sua decadenza. Un gioco inutile.

Qualcuno veramente affezionato, forse la figlia Marina, avverta il Silvio nazionale che questo perseverare è fatica e tempo perso. Le luci della ribalta iniziano a spegnersi: ovunque è evidente lo scollamento organizzativo, ovunque si coglie la delusione di settori sempre più larghi dell’elettorato di riferimento. La fresca sberla del Trentino alto Adige — feudo di una fedelissima quanto incapace “amazzone” — è solo l’ultima conferma di un arretramento inarrestabile.

Come ricordava sul Corriere Luciano Fontana «Non saranno tentativi dell’ultima ora, trucchi e furbizie a cancellare questo dato di fatto: il ventennio berlusconiano si avvia alla fine. Per l’Italia che si è riconosciuta in quell’esperienza inizia una traversata del deserto. Chi ha idee e coraggio sa che è il momento di prendersi le proprie responsabilità».