A Fini tutto si può rimproverare tutto, eccetto la capacità di produrre uscite con un tempismo ed una razionalità politica da Guinnes dei primati.
In Italia spopola un furbesco giovane fiorentino il quale, già nella premessa i suoi programmi politici, ha messo come obiettivo la rottamazione di ciò che viene visto come “vecchio”? E lui che fa? Tenta di riciclarsi mettendo in piedi un convegno col titolo fresco quanto una collezione di francobolli dell’Italia coloniale: “Partecipa. L’Italia che vorresti”. Frase che contiene un’enorme quantità di vuoto, ma un’unica certezza: l’Italia, come gli italiani la vogliono, è certamente senza di lui.
Non pago di questo scampolo di autolesionistico antiquariato e tirato a lucido  come l’argenteria inglese del ‘700, ha ricominciato l’occupazione dei tubi catodici dei compiacenti intrattenitori dell’Italia repubblicana. I vari paggi dell’informazione gli danno il “la”, e lui se la suona e se la canta.
Magari con qualche similitudine omerica, come quella che, in politica, si sente l’allenatore di una squadra! Un bel paragone e proprio nel momento giusto, viste le figuraccie con relativi autodefenestramenti avvenuti giorni fa nel mondo del calcio italico.
Insomma, Fini è riapparso uscendo dalla contumacia nella quale era sprofondato. Ed ha portato con se il suo noto elettrocardiogramma politico saltellante a causa delle sue prese di posizione degli ultimi anni.
Vorrebbe rifare la destra, proprio lui che l’ha distrutta. E si accredita come maitre a penser, proprio lui che dagli elettori è stato trattato come una mappina.
D’altra parte, se parla, da qualche tempo lo fa da puro masochista. Con lapidarie frasi come “La politica è passione non un seggio in parlamento”. Proprio lui che si è adoperato con tenacia, per anni, per tenersi lo scranno di presidente della camera. Mentre mezzo parlamento non desiderava che schiodarlo.
Oppure con il ripetere in modo ossessivo il suo favore verso la regolarizzazione delle cosiddette unioni civili. Un tema che a buona parte dell’Italia non è affatto gradito.
Sarebbe meglio tornasse nell’oblio. Eviterebbe una probabilissima futura valange di figuracce. Continuando rischia di trasformare la sua notte… in una notte dei morti viventi. Nulla più.
Gli Italiani non lo vogliono, il mondo politico tanto meno.
Una ricca pensione, una mitragliata di privilegi da ex presidente della camera e una decorosa panchina dove passare i pomeriggi possono bastare. E tranquilizzerebbe anche il mondo della vera destra, quella diversa dalla sua.