Di fronte alle dispute o forse meglio agli scontri, che separano FI e Lega, con Berlusconi, ufficialmente perbenista istituzionale e con Salvini, dimentico del passato recente e dei suoi macroscopici, imperdonabili errori compiuti come ostetrico di Conte e dell’effimero governo gialloverde, richiamano alla realtà problematica nazionale tanto di oggi quanto di domani e addirittura di posdomani, due note, documentate e principalmente concrete di Sabino Cassese e di Federico Fubini.

I due editorialisti, accreditati come pochi, denunziano e censurano il sistema, essenziale e fondamentale, seguito nelle misure di sostegno dell’economia da presentare alle autorità europee di Bruxelles dal governo, al solito confuso e più che mai arrogante e velleitario.

L’ex giudice costituzionale campano in maniera felice segnala come punto di partenza che “dalla Seconda guerra mondiale, mai l’Italia si è trovata in tante difficoltà finanziarie, ma mai si è potuta giovare di tanti provvidenziali aiuti dall’estero”. La richiesta e necessaria legge di bilancio “è il solito provvedimento “omnibus” (229 articoli), in cui c’è di tutto, comprese misure che hanno ben poche relazioni con la manovra finanziaria e che sono in contrasto con il divieto di inserire nel bilancio norme ordinamentali e settoriali”.

Cassese cita, simbolica ma plastica prova della disorganizzazione organica dell’esecutivo giallorosso, una frase contenuta nell’ultimo numero di Economist: “Italy has a less than stellar record of investing, for the the long term”. L’editorialista segnala criticamente “questa preferenza per il contingente piuttosto che per il permanente” in maniera equa “al corto respiro delle forze di maggioranza” e gli apparati pubblici, incapaci di programmare e di progettare, mai preparati adeguatamente da tutti i governi del dopoguerra.

Per il professore di Atripalda, chiudendo, “bisogna tener conto, da un lato, che l’Unione non si interessa, in principio, della destinazione settoriale delle risorse; dall’altro, che essa ha destinato il programma “Next Generation EU” e il principale strumento “Recovery and Resilience Facility” alle riforme strutturali e agli investimenti, che, quindi, valuterà invece il Piano di ripresa e resilienza, quando esso uscirà dalle segrete stanze di Palazzo Chigi, dove per ora è accuratamente nascosto”.

Fubini, da parte sue, osserva e sconfessa un difetto cardine, “il metodo in cui il governo sta stendendo il suo piano sembra incompatibile con il tipo di programmazione richiesta da Bruxelles per la spesa dei 209 miliardi disponibili per l’Italia”. Su ordine dell’”uomo venuto dal nulla” o da certe “tenebre”, infatti la preparazione è del tutto segreta (e Berlusconi bussa, come al solito, inascoltato) mentre nella capitale belga “la Commissione ha pubblicato sul suo sito un modello completamente diverso di come vanno scritte le proposte, fornendo esempi in realtà fittizi ma chiari”.

E’ pessimista Fubini tanto quanto noi cittadini sulle capacità operative concrete di un governo inadeguato quanto presuntuoso. “Non sembra possibile – scrive, amareggiato e deluso – programmare e stilare in modo concreto qualcosa fra tutto questo con le modalità carbonare, che dall’inizio sono state individuate a Palazzo Chigi”.