E’ giunta al suo scontato epilogo la nota vicenda della nave Diciotti, pattugliatore della Guardia Costiera italiana, che lo scorso agosto nelle acque di competenza maltese ha preso a bordo 177 clandestini in maggioranza eritrei.
Andando contro la manifesta volontà del Governo il comandante della Diciotti, il genovese Massimo Kothmeir, aveva deciso di intervenire, trasformando la nave militare al suo comando e il relativo equipaggio in un traghetto per raggiungere illegalmente le coste italiane, facendo completare in tutta comodità l’ultimo pezzetto di viaggio ai passeggeri imbarcati in Africa da ben strutturate organizzazioni criminali.
A quel punto, una volta giunta nel porto di Catania e bloccati a bordo i suoi passeggeri, privi di qualsiasi documento, anche solo di natura medica, si è scatenata l’orgia mediatica dei personaggi in cerca di visibilità.
Dai portatori di arancini delle organizzazioni immigrazioniste alla passerella di politici che, col pretesto della solidarietà, erano in cerca di mettersi in mostra. I moli marittimi della città etnea sono stati così presi d’assalto da sodali di ogni latitudine politica della tratta dei nuovi schiavi.
Se questi ultimi (Boldrini, Saviano, Boschi tra gli altri) li avessimo visti qualche volta analogamente impegnati in favore di terremotati, vittime di criminali allogeni o della cupidigia dei banchieri forse si potrebbe pure credere alla favoletta della solidarietà e dei buoni sentimenti sempre da loro evocata, viceversa si può solo richiamarne la cinica malafede.
Del resto come si dice in questi casi: ‘tertium non datur’.
Buon ultimo, in ordine di tempo, si è peraltro unito all’onda dell’attenzione mediatica (ma forse è giusto pensare attirato proprio dalla notorietà che poteva ricavare dalla vicenda) pure un giudice: il Procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio subito assurto a idolo dei fiancheggiatori di tutti gli scafisti.
Perché si sia autoinvestito della cosa un giudice di Agrigento e non Catania (porto di arrivo) attiene al pretesto da lui esibito che i clandestini sono stati raccolti nei pressi di Lampedusa (quindi sua zona di competenza) anche se il presunto reato contestato al Ministro Salvini (sequestro di persona) se commesso sarebbe comunque stato consumato non facendo scendere i clandestini nel porto di arrivo (CT) e non prima.
Dunque, riassumendo, per ricavare il suo quarto d’ora di celebrità, il Patronaggio ha indagato il Ministro dell’Interno, ha avocato a sé un’indagine alla quale poi ha dovuto rinunciare perché passata ad un’altra Procura per competenza territoriale che ne ha successivamente richiesto l’archiviazione non ravvisando reati di sorta.
Un modo di procedere lacunoso e sgangherato, a detta di molti giuristi che avevano sin da subito eccepito su vari aspetti della vicenda, volto solo a impedire a un Ministro lo svolgimento delle sue funzioni e cercando di influire su scelte politiche per le quali la Magistratura non ha nessuna competenza o titolo per intervenire.
Ecco dunque il solerte procuratore ‘inventare’ il presunto reato di sequestro dietro la decisione di tenere 5 giorni a bordo della nave i clandestini per impedirne l’ingresso in Italia. Misura analoga a quel che accade a chiunque arrivi in un qualunque Paese privo di documenti, come dubitare che non possa essere fermato alla frontiera o rimandato indietro.
A parte qualsiasi altra ovvia considerazione abbiamo anche dovuto assistere agli interventi ‘umanitari’ della Chiesa che ha offerto una struttura – con tanto di gelati mandati dal Vaticano, a Rocca di Papa (ottimo trampolino di lancio per i clandestini da cui disperdersi in Italia o in Europa) e all’azione dei gruppi di fiancheggiatori della tratta dei nuovi schiavi che hanno in qualche caso direttamente trasportato decine di immigrati alla frontiera di Ventimiglia.
Naturalmente tutto nel disinteresse dei media, per cui nessun giudice se ne è occupato per ricavare un po’ di pubblicità, lasciando l’Italia intera in balia di criminali allogeni (come se non bastassero gli autoctoni), con organizzazioni ‘umanitarie’ che – tra vari scandali – drenano denaro pubblico (grazie alle politiche varate negli anni dal PD) violando sistematicamente la legge e impegnate, soprattutto, a coprire crimini e sminuire responsabilità individuali.
Dunque, come appare chiaro, mentre per i giudici di Catania Salvini non ha commesso nessun reato di sequestro di persona, ad essere sequestrati dal vomitevole ‘buonismo’ rimangono ancora, speriamo per poco, tutti gli italiani.