Se è stato inaccettabile per il suo travisamento delle vicende politiche dell’Italia postbellica l’editoriale di Ernesto Galli della Loggia, L’anomalia italiana. La sinistra e il popolo tradito”, assai più credibile e positivo è il suo intervento a proposito del libello, il miliardesimo, sul fascismo, scritto da un docente di Letteratura italiana (che c’azzecca con la storia? Avrebbe detto Di Pietro), intitolato M. il figlio del secolo.

   Galli, lo si può dire con franchezza, ha “gioco facile” nell’elencarne (l’elenco sarà completo?) le incongruenze, le sviste e gli anacronismi tanto sono essi tangibili ed evidenti. Nel concludere il collega osserva: “se il nuovo antifascismo è questo qui, allora si è tentati di dire – e se lo dice uno come me può crederci” “Ridateci quello di prima !”. Che almeno sul piano delle date e delle citazioni aveva le carte in regola”.

Galli è però ben lontano dal riconoscere che sull’antifascismo sono state scritte una serie infinita di opere, con gli autori sempre posti su vincolanti e condizionanti trincee ideologiche, di impronta marxista, socialista e cattolica.

Queste idee si confermano piene e determinate anche dopo la lettura del volume La repubblica dei vinti. Storie di italiani a Salò, curato da Sergio Tau. Il lavoro riprende e recupera le testimonianze di uomini e di donne impegnati nella Repubblica Sociale, presentate incredibilmente in una serie di trasmissioni ospitate sulla rete di Stato Radio Due.

Ancora a 73 anni dalla conclusione del conflitto , non sono state superate la antipatia e l’emarginazione per un momento, senza esitazioni condannato e riprovato.

In questi giorni è stato riportato alla luce il termine “sdoganamento” della destra, come fosse merito di uomini e di partiti e non invece, come era e non poteva non essere, dovuto al voto, cioè al consenso liberamente espresso dalle italiane e dagli italiani.

Gli intervistati hanno espresso allora, adesso a 21 anni di distanza, saranno con ogni probabilità scomparsi, rilanciandola la loro fede in valori vivi e non dimenticati e non rinnegati. Chissà cosa penserebbero, se fossero ancora vivi, degli eredi degli eredi?

Nella “scoppiettante” o meglio “incalzante” Pietrangelo Buttafuoco possiede l’equilibrio critico, sconosciuto a sinistra, di parlare di “racconto di dolore, ferocia, accanimento, vendetta che ha opposto italiani ad italiani”.

Molti degli episodi ripercorsi sono agghiaccianti, prodotto di una mentalità di ieri, viva però anche oggi e conservata per domani. Uno degli intervistati narra di essersi recato in visita ad un sacerdote, un tempo sensibile all’ amore di patria, pronto invece a schiaffeggiare il reduce mentre un altro segnala aggressioni di un’ enorme quantità di persone, desiderose di illustrare “i primi atti della democrazia”.

Un terzo ritorna su un momento vissuto a Roma il 25 luglio 1943: quello del tizio, in via della Stamperia, pronto a registrare per 2 lire tutti gli antifascisti del ventennio in una “fila che non finiva mai”,

I capitoli conclusivi, quelli riguardanti la ritirata e la resa, superano le mere descrizioni delle operazioni belliche per ripercorrere e rivivere senza ombre e tentennamenti giorni drammatici e misure persecutorie, di indescrivibile crudeltà.

Del resto è inutile pensare, ipotizzare ed ancora di più sognare un abbraccio globale e corale mentre si è impegnati con grinta e con lena a rispolverare la “resistenza civile”.

 

 

 

 

 

SERGIO TAU, La repubblica dei vinti. Storie di italiani a Salò, prefazione di Pietrangelo Buttafuoco, Venezia, Marsilio, 2018, pp. 352. €18,00.