Uno dei maggiori effetti del referendum di dicembre è che esso ha indotto molti protagonisti dell’universo mediatico a una comprensibile cautela nel loro atteggiamento perennemente servilista: in effetti, non essendovi grandi certezze su quali saranno i nuovi padroni, il conformista di professione deve mantenersi assolutamente calmo e vigile onde evitare di scegliere, in anticipo, quello sbagliato, cioè quello che non risulterà vincente.

I “vecchi amori” per Renzi paiono tutti sfumati, o comunque ridotti a scene da un matrimonio ormai logoro, alle soglie del divorzio. I “nuovi amori” sono incerti tra grillini e l’asse Mattarella-Gentiloni-Franceschini, vale a dire la sempiterna soluzione italica del “moriremo democristiani”, quella dove si fa tutto con moderazione, fatta eccezione – “ça va sans dire” – per le sodomie (private e pubbliche) e per qualche altra piccola operazione che non stiamo a citare qui onde evitare problemi di varia natura (dopotutto, siamo in democrazia…).
Tuttavia, ci sono poche cose più divertenti di vedere servi alla ricerca di un padrone. Si tratta infatti di gente perfettamente consapevole che, senza un padrone munifico, dovrebbe dedicarsi all’accattonaggio, il che, se da un lato ne accentua la prudenza, dall’altro li obbliga a tentativi di “captatio benevolentiae” in tutte le direzioni (“tous azimuts”, direbbe un gollista…).
Sì, sullo sfondo c’è e resta il collasso italiano, ma quello è piccola cosa rispetto alla difesa ad oltranza del proprio “particulare”.