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L’oceano Pacifico non è proprio pacifico. Anzi. Il rafforzamento ulteriore della marina militare cinese preoccupa sempre più i vicini. Pechino dopo aver acquistato e ricostruito la portaerei russa Varyag (oggi Liaoning), ha varato un nuovo ambizioso programma navale  che prevede in prima battuta la costruzione di una seconda portaerei. Si tratterà di una nave di 50mila tonnellate, con propulsione convenzionale e una configurazione del ponte di volo di tipo stopbar, con uno ski-jump destinato all’impiego di caccia Shenyang j-15, la copia navalizzata dei Su-33 russi, già testati sulla Liaoning. In base ai risultati e alle esperienze raccolte, gli ammiragli cinesi prevedono poi di passare alla costruzione di una coppia di unità di taglia “super carrier” (stile le Nimitz americane) a propulsione nucleare. Nel frattempo in un cantiere navale del Guangdong è in avanzato stato di costruzione il primo esemplare di una nuova classe di rifornitori di squadra di 45mila tonnellate, concepiti per il rifornimento e supporto in alto mare delle portaerei.

La gara navale innescata dalla Cina è stata raccolta subito dal Giappone che. dopo aver varato le portaelicotteri tipo Hyuga (facilmente modificabili per l’impiego degli F-35), sta lavorando alacramente al progetto di una vera e propria portaerei. Anche l’India si è mossa: pensionata la vecchia Viraat (ex britannica Hermes), New Delhi ha pianificato la costruzione di una “super carrier” da affiancare alla Vikramaditya e alla Vishal, attualmente in costruzione.  Contemporaneamente, l’Australia attende le due grandi LHD (nella foto) ordinate in Spagna e derivate dalla Juan Carlos, configurabili anche come portaerei VSTOL per F-35, e ha ordinato ai cantieri nazionali la realizzazione di ben 12 sommergibili.  All’appello non potevano mancare i sud-coreani che hanno annunciato ufficialmente la volontà di realizzare nel prossimo decennio due portaerei leggere da 30mila tonnellate. Un esempio che Malaysia, Indonesia e  Taiwan stanno valutando attentamente.