Non durerà in eterno la fase politica e culturale in cui la Sinistra italiana resterà affidata a una banda di dementi, incapaci di condurre una benché minima riflessione seria sugli errori commessi e sull’assurdità compiuta nel trasformare un partito un tempo rappresentante (piaccia o meno) della classe operaia italiana in un’accolita di “beati possidentes” privi di qualsiasi contatto con la realtà.
       Si è dunque aperta, a tutti i livelli, quella che si chiama in genere (non solo in ambito polemologico) una “finestra di opportunità”, vale a dire uno spazio nel quale a qualunque forza politica e culturale è offerta la possibilità di inserirsi per modificare radicalmente i rapporti di forza e le culture dominanti in questo Paese (e non solo in questo).
       Sono modesti accenni, al momento, ma occorrerebbe lavorare ventre a terra per ampliarli, dotandosi di strumenti, idee, politiche e metapolitiche. La natura ha orrore del vuoto e, quando quest’ultimo si manifesta, è necessario essere lesti, anzi lestissimi, nel riempirlo. Siamo di fronte ad una svolta epocale, ma mi chiedo quanti siano al momento in grado di percepirla nitidamente.
Il nemico è in rotta, anche se tale rotta non si vede perché la sua occupazione della società non è stata massiccia, ma totale e soprattutto totalizzante. Per fare una metafora cara ai teorici della “guerra rivoluzionaria” degli anni Sessanta del Novecento, il nemico ha conquistato le “menti” di molta gente, ma – come stiamo vedendo ogni giorno di più – non ne ha conquistato i “cuori”, perché, vistesi spinte con le spalle contro il muro, con l’unica alternativa della povertà, delle tassazioni da urlo, della disoccupazione e della “decrescita non solo infelice, ma infelicissima”, le persone non hanno reagito razionalmente, con “le menti”, ma irrazionalmente “con i cuori”, con una formidabile volontà di sopravvivenza e anche di reazione al macroscopico universo di bugie in cui erano state immerse per meglio renderle schiave.
        Ma c’è’ ancora moltissimo da fare, praticamente tutto, a condizione di VOLERLO fare e soprattutto di SAPERLO fare. E ‘ su questo secondo versante che si combatte una battaglia decisiva: volerlo fare, infatti, è importante, ma saperlo fare lo è mille volte di più.