L’Unione generale del  Lavoro sta attraversando un soddisfacente momento, sia a livello nazionale che   internazionale. Circa un anno fa il quarto congresso nazionale ha sancito la piena rinascita del sindacato nazionale sotto la guida di Francesco Paolo Capone, eletto segretario generale. Lo slogan della massima assise,  “Italia forte, lavoro vero”, è stato rispettato in pieno. Infatti sono seguiti dodici mesi di infaticabile attività dopo avere potenziato l’organizzazione attraverso le strutture centrali e periferiche.  

Va ricordato che dal 1996, anno in cui viene fondata l’Ugl in cui confluiscono sia la Cisnal (Confederazione italiana sindacati nazionali lavoratori)  che sindacati minori, la triplice sindacale Cgil- Cisl- – Uil  è stata costretta a fare i conti con un’altra realtà del mondo del lavoro che, l’altro, non poteva essere accusata di essere una costola di un partito come il Msi, pretestuosamente accusato di essere “neofascista”.  Con plausibile  compiacimento l’Ugl può rendere nota la cifra degli iscritti: un milione e ottocentomila.

Al congresso del febbraio 2018, che potremmo definire  del rinnovamento oltre che della rinascita, dopo un periodo di offuscamento per beghe interne e pessima gestione da parte dei  vertici, Capone ha posto l’accento sulla necessità di “far crescere l’economia, il lavoro, la sicurezza e il welfare che sono i paradigmi attraverso i quali si deve misurare lo sviluppo reale dell’Italia e degli italiani. Poi, dopo c’e’ il Pil, il debito pubblico e tutte le altre cose che ci chiede l’Europa. Prima di tutto è necessario tutelare l’Italia e gli Italiani”. “Siamo convinti – ha aggiunto- che il centrodestra deve ripartire da qui. Quello che proponiamo è di attivare meccanismi di protezione per le nostre fasce produttive e sociali più deboli, sottraendole alla selvaggia concorrenza internazionale; avviare processi di reindustrializzazione; ridare al lavoro il valore e la dignità che gli sono propri, promuovere una nuova alleanza tra capitale e lavoro”.

Ecco perché l’Ugl è favorevole alla realizzazione dell’Alta Velocità Torino Lione. Tale opera porterà 52mila assunzioni negli undici anni di lavori previsti, per oltre il 70 per cento in settori diversi dalle costruzioni ( agricoltura, industria, commercio, trasporti, turismo, servizi alle imprese, servizi).  Se si attivassero subito tutti i cantieri si compenserebbero anche i rallentamenti della nostra economia.  “Sarebbe delittuoso – ha detto Capone – perdere questa occasione. Si darebbe centralità al lavoro e all’occupazione, mettendo da parte demagogia e piccoli interessi  localistici”.   

Tra l’altro Capone proposto di abolire lo Jobs Act per tutelare i lavoratori e l’occupazione; di varare altre misure per tutelare la maternità e le famiglie,  di rafforzare la lotta al lavoro nero e a chi sfrutta l’immigrazione clandestina che porta prostituzione, criminalità e traffico di sostanze stupefacenti.  Ancora:  riforma del sistema previdenziale,  per anticipare l’età di pensionamento anche per sostituire i lavoratori anziani con i giovani disoccupati, e delle norme sui rapporti di lavoro che hanno incentivato il lavoro a tempo determinato e occasionale.  

LA CRISI DEL SINDACATO NASCE CON LA GLOBALIZZAZIONE

Altro punto delicato: la crisi del sindacato. A suo parere nasce con la globalizzazione. Infatti  la maggiore internazionalizzazione del lavoro, con la sempre più diffusa presenza di aziende multinazionali, ha reso più difficile per i sindacati nazionali avere la forza di contrattare con datori di lavoro capaci di spostare senza troppe difficoltà impianti e produzioni in altri luoghi nei quali le condizioni ed il costo del lavoro sono più convenienti.

A questa situazione, nei Paesi sviluppati come l’Italia, la politica ha risposto creando un nuovo modello di lavoro, quello flessibile. Tuttavia nell’era del lavoro flessibile il dipendente è sradicato, mobile, soggetto a continui cambiamenti di mansione, azienda e perfino settore e quindi meno incline a riconoscersi in organizzazioni di categoria. La concomitanza di questi fattori – globalizzazione e flessibilità – peraltro fra loro collegati, ha indebolito il sindacato. Per affrontare questa situazione e restituire dignità e ridare il giusto peso non tanto al sindacato, quanto al lavoro, il sindacato ha anche il dovere di denunciare l’essenza fallimentare di tale visione, ovvero quella della globalizzazione ultraliberista incentrata solo sulla contrazione del costo e dei diritti del lavoro, che ha indebolito ed impoverito l’intera società ed acuito le disparità economiche. Una battaglia quindi non solo nazionale, ma anche europea e mondiale, che rende necessaria una collaborazione fra sindacati anche a livello internazionale al fine di imprimere alla globalizzazione, finalmente, anche una dimensione sociale.

Il segretario dell’Ugl pone l’accento sulle possibilità  di ripresa del sindacato  considerando che il modello attuale si sta sgretolando ed i popoli chiedono nuove risposte, come dimostra l’ondata inarrestabile di cambiamento politico che sta trasformando il volto dell’Occidente, dall’America all’Europa. “L’Ugl ha sottolineato Capone-  crede in questo cambiamento, che vuole dare nuove risposte, che vuole dar vita ad un nuovo modello di sviluppo diverso rispetto a quello della globalizzazione ultra-liberista. Un modello che rispetti le esigenze sociali e salvaguardi le identità culturali. Anche in Italia stiamo vedendo gli effetti di questo nuovo corso e l’Ugl ne è pienamente partecipe, grazie al numero crescente di iscritti che si riconoscono nella nostra visione del lavoro e della società ed anche grazie ad uno stretto dialogo con il governo del cambiamento, nel quale non a caso è presente, come sottosegretario al lavoro e alle politiche sociali,  l’ ex vicesegretario generale, Claudio Durigon”.

LA SICUREZZA SUI POSTI DI LAVORO. L’OMAGGIO ALLE VITTIME DI MARCINELLE

 Il 1 maggio 2018 l’Ugl  ha rinunciato  al tradizionale corteo con comizio e, per richiamare l’attenzione dei media sul drammatico tema della sicurezza dei luoghi di lavoro, ha occupato Piazza San Silvestro a Roma con 1.029 sagome bianche che rappresentano gli uomini e le donne deceduti sui luoghi di lavoro nel 2017. “Abbiamo scelto – ha spiegato il segretario Capone – una formula insolita e di forte impatto. Senza i tradizionali cortei o comizi ma puntando su un’iniziativa capace di attirare l’attenzione su una battaglia da sempre prioritaria per la nostra organizzazione sindacale”.

Mentre l’8 agosto , giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo, ha fatto installare a Marcinelle 136 sagome di cartone bianco per ricordare gli operai  italiani periti nella miniera di carbone di Bois du Cazier appena fuori della cittadina belga, a seguito delle ustioni e dei gas tossici provocati da una terribile esplosione e del conseguente incendio. Era l’8 agosto 1956.

INTENSIFICATI I RAPPORTI CON L’ESTERO. AIUTI UMANITARI ALLA POPOLAZIONE DEL VENEZUELA

Nei mesi successivi si è svolto  a Roma  nel salone della confederazione in via delle Botteghe Oscure un  incontro sul futuro dell’Europa con la partecipazione di Marine Le Pen e del vice presidente del consiglio, Matteo Salvini mentre a Milano sono stati  inaugurati i locali completamente ristrutturati dell’Ugl .

Nel frattempo si sono svolti incontri bilaterali con i sindacati del Su America, della Francia, del Regno unito, dell’Ungheria, della Russia, della Corea volti a  intensificare i rapporti con l’estero.  Nella capitale il 13 febbraio Capone ha ricevuto una delegazione del Venezuela  inviata da Juan Guaidò,  esprimendo il pieno sostegno  alla battaglia del popolo venezuelano che richiede libere elezioni.  All’ incontro hanno preso parte Rodrigo Diamanti rappresentante europeo del Venezuela per gli aiuti umanitari, Antonio Ledesma ex sindaco metropolitano di Caracas, Francisco Josè Sucre Giffuni,  presidente  della commissione affari esteri dell’assemblea nazionale.  Nel corso della discussione è stata  esaminata la grave situazione economica in cui versa  il Paese che si ripercuote sulla popolazione. Per dimostrare concretamente la solidarietà del popolo italiano Capone, con una delegazione dell ‘ Ugl si è recato verso la fine di febbraio a Cucuta, al confine tra  Colombia e Venezuela, per portare aiuti umanitari alla gente del posto, “per dare forma ad una solidarietà che non si può esprimere sempre e soltanto da dietro una scrivania”.

LE INIZIATIVE CULTURALI.  IL QUOTIDIANO ON LINE “LA META SERALE”

  Anche nel  settore culturale l’Ugl ha cambiato pelle. Presentazioni  di libri nel salone del sindacato, convegni su svariati temi, partecipazione a dibattiti anche in altre città. Dal 6 novembre 2017 pubblica un quotidiano on line, La Meta Serale, che si rifà alla storica testata La Meta Sociale. “L’Ugl – ha osservato  Capone nell’editoriale di presentazione- vuole tornare ad essere un’avanguardia della cultura sociale, un attore essenziale nella dialettica democratica, affinché la centralità del lavoro e la solidarietà sociale siano salvaguardate come beni essenziali, nell’interesse della Nazione. In questo percorso si trova anche la rinnovata Meta Sociale. La nostra storica testata, infatti, per la prima volta dà vita ad un quotidiano che ogni sera propone una rassegna ed un’interpretazione delle più importanti notizie politiche, economiche, sociali, ma anche dei fatti più significativi del giorno, dal punto di vista del «nostro» mondo del lavoro. Non solo per i nostri iscritti, ma per tutta la comunità che si riconosce negli ideali della Patria, del lavoro, della giustizia sociale e per chiunque voglia conoscere il nostro punto di vista sul mondo”. 

Come abbiamo accennato all’inizio, Ugl a tutto campo: sindacale, sociale, politico e culturale. Finalmente è un sindacato moderno,  senz’altro movimentista, che non rinnega i valori dello spirito, che non debbono essere considerati opprimenti busti di gesso. Li considera piuttosto come antichi intuiti dell’uomo divenuti istinti dell’umanità. Per essi non c’è prescrizione.