Il sistema di difesa anti-aereo siriano ha intercettato una serie di missili israeliani scagliati verso la città costiera di Latakia — la principale base russa — in altre zone strategiche.  Gli ordigni sono stati lanciati da unità navali; immediata la risposta del sistema difensivo con missili S-200 e Pantsir S2 di fabbricazione russa. Ad appoggio delle navi anche un raid di quattro/sei  caccia israeliani.

La tv di Damasco ha diffuso per diversi minuti immagini di bagliori luminosi ed esplosioni nei cieli. Nel contempo l’agenzia ufficiale Sana batteva la notizia di una “aggressione” di elementi esterni.

L’attacco giunge a due soli giorni di distanza dall’offensiva israeliana che ha colpito l’aeroporto di Damasco. Azioni israeliane si erano registrate in precedenza nella provincia di Hama (nel centro del Paese) e a Tartous nell’ovest il 4 settembre.

Nel casino è stato colpito un Il-20 russo che si trovava a circa 35 km dalla costa di Lattakia. 15 morti, tutti russi. La notizia dell’abbattimento del mezzo è giunta a poche ore di distanza dall’accordo sottoscritto da Mosca e Ankara, per evitare [almeno per il momento] l’offensiva dei governativi su Idlib. Ieri a Sochi, in Russia, il presidente russo Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan hanno firmato un patto finalizzato a evitare una “catastrofe” e una “crisi umanitaria”.

I due leader hanno concordato l’istituzione di una “fascia demilitarizzata” lungo i confini della provincia a partire dal 15 ottobre. Una zona cuscinetto profonda circa 15-20 km verrà pattugliata da turchi e russi. I ribelli hanno assicurato il ritiro di tutte le armi pesanti. Per il momento l’offensiva finale è sospesa.