Domenica scorsa su Sky è andato in onda un reportage sull’associazione Lealtà Azione. Un documento onesto e abbastanza equilibrato.  Finalmente si cerca di capire un fenomeno importante senza demonizzarlo, senza insultare. È il giornalismo, è il diritto di cronaca. Bene.  Ma non per “Repubblica” che subito ha tuonato: “Lealtà Azione non è un gruppo di boy scout, manca il contradditorio (?), sono pericolosi, dov’era l’Anpi” e altre stupidaggini assortite.

Isteria, faziosità e tanta voglia di censura in nome di un sempre più improbabile “antifascismo”. Lealtà Azione ha risposto al quotidiano con un breve quanto caustico comunicato. Eccolo.

«In merito al documentario “Crescere neofascisti”, andato in onda sui canali Sky, nel quale una troupe giornalistica ha raccontato l’attività della nostra Associazione (attività pubblica che si svolge nel rispetto della legalità), si è scatenata da parte del quotidiano La Repubblica una farsesca e pericolosa campagna contro il diritto di cronaca, in barba a quella che dovrebbe essere la deontologia giornalistica.

Consigliamo ai giornalisti del suddetto quotidiano di iniziare a guardarsi in casa. A partire dal fondatore, Eugenio Scalfari, incarnazione dell’asservimento al potere, che vanta un passato giovanile come caporedattore di “Roma Fascista” sulle cui colonne nel 1942 scriveva:

“Gli imperi moderni quali noi li concepiamo sono basati sul cardine della razza, escludendo pertanto l’estensione della cittadinanza da parte dello stato nucleo alle altre genti”.

L’altro è l’antifascista di professione Paolo Berizzi. Già noto per essere autore di un libro dal titolo “Bande Nere”, costrinse nel 2008 l’editore a ritirarlo per poi ristamparlo a causa di una “svista”: definì in una didascalia fotografica un soggetto come capo mafia della periferia milanese quando in realtà si trattava niente meno che di un carabiniere.

Ricordiamo anche la sanzione comminatagli dall’Ordine dei giornalisti lombardo il 25 luglio 2016, nella quale si afferma che “Paolo Berizzi non è riuscito a convincere questo Collegio di avere fatto tutto quanto è richiesto ad un cronista diligente per verificare una notizia prima di pubblicarla”.
L’episodio si riferisce all’invenzione della notizia di un saluto romano effettuato da una bambino di quattro anni in una scuola materna!

Non male come pulpito sul quale salire per chiedere il contraddittorio (tra l’altro mai concesso da questi signori) invocando la censura: ex fascisti rinnegati e soggetti sulla cui credibilità c’è molto da discutere.

L’Associazione Culturale Lealtà Azione svolge un’attività pubblica e perfettamente legale che è stata documentata nel docufilm in questione non certo con toni apologetici, ma anzi con la correttezza di ricerca delle fonti prima di emettere un giudizio. Così funziona l’analisi critica.

Ad altri lasciamo il tragicomico passaggio da “Roma Fascista” del 1942 a “Nazitalia” del 2018».