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Giovedì 20 ottobre è stata inaugurata a Roma, nei locali che un tempo ospitavano prima la Direzione Nazionale e poi la redazione del “Secolo d’Italia”, una mostra per ricordare il settantesimo anniversario della fondazione del Movimento Sociale Italiano. Partito che fu fondato il 26 dicembre 1946 a Roma e sciolto il 10 gennaio 1995 a Fiuggi.

La mostra è stata organizzata dalla “Fondazione Alleanza Nazionale” la quale, in seguito ai deliberati dei congressi di Fiuggi del 1995 e della nuova Fiera di Roma del 2009, è l’erede del patrimonio immobiliare, mobiliare e morale di quel partito: adesso è però in discussione la proprietà del simbolo della ben nota “Fiamma Tricolore” dopo che un personaggio siciliano ha ottenuto da un tribunale la possibilità del suo utilizzo in sede elettorale.

Che giudizio dare sulla mostra? Sinceramente, un giudizio molto minimale, rispetto alle aspettative relative ad un partito che ha avuto una lunga storia, un attivo protagonismo nella vita politica e sociale italiana, e soprattutto un imponente “martirologio” che nessun movimento politico italiano ha mai avuto.

La mostra, infatti, si compone dell’esposizione di alcuni periodici e riviste più o meno legate al Movimento, di alcune fotografie di riunioni, conferenze e comizi, di manifesti e poco più. Anche il filmato proiettato, della durata di circa mezz’ora, non fa altro che mettere insieme collage di riprese di manifestazioni, comizi, interviste, ed altro con un commento di tipo giornalistico-televisivo.

Sinceramente, ci saremo aspettati di più. Quel partito, quel Movimento, è stato innanzitutto e soprattutto un mirabile esempio di dedizione della migliore gioventù italiana, simile per tanti aspetti al volontarismo nel Risorgimento, nella prima e nella seconda guerra mondiale. Ma non fu solo un movimento “giovanilistico” ed attivistico: vi furono al suo interno anche persone di grande levatura intellettuale (professori, storici, avvocati, funzionari ministeriali, medici, economisti, giornalisti, sindacalisti) che misero a disposizione le loro qualificazioni professionali sia come rappresentanti nelle assemblee elettive sia come collaboratori alle proposte ed alle iniziative del partito.

Di tutti questi aspetti nella mostra non c’è traccia.

Per esempio, perché non pubblicare un libro con la storia completa del Msi indicando tutti i loro protagonisti, che non sono solo i segretari nazionali, peraltro scarsamente illustrati nella mostra? Perché non pubblicare gli elenchi – ed ove possibile una sintetica biografia – dei parlamentari, dei consiglieri regionali e comunali delle città principali? Perché non pubblicare i nominativi di tutti i componenti dei Comitati centrali che – nel corso dei settant’anni di vita del partito – ammontano ad oltre due migliaia di persone, i “quadri” reali del Movimento presenti in tutte le località italiane, anche le più piccole? Perché non indicare il ruolo importantissimo delle organizzazioni giovanili (Fuan, Giovane Italia, Fronte della Gioventù) che hanno formato non solo dirigenti del partito ma anche apprezzati professionisti in tante categorie? Perché non parlare della funzione di fiancheggiamento e di proselitismo al partito svolta dalle organizzazioni cosiddette “parallele” ma autonome come il sindacato “Cisnal”, il Patronato di assistenza sociale “ENAS” (che ebbe come primo presidente lo stesso segretario nazionale del Msi Arturo Michelini), la Società Sportiva Fiamma (che ebbe anche campioni olimpionici), il Comitato tricolore per gli Italiani nel mondo guidato da Mirko Tremaglia che riuscì – lui sì – a modificare la Costituzione per far uscire dall’oblio quattro milioni di connazionali?

Ricordiamo che in un altro periodo, novembre 1984, alla vigilia di un congresso nazionale, il Msi pubblicò un libro di Massimo Magliaro intitolato “L’alternativa in Movimento” che proprio questo indicava, storia, nominativi ed associazioni. Ma vi sono altri libri di storia del partito, quali quelli ad esempio di Adalberto Baldoni, che anch’essi indicano tutto quello che faceva il Msi e che gravitava intorno ad esso. Tutto ciò può servire da traccia per un’opera edita dalla Fondazione.

Infine, vi è un discorso di fondo. Il Msi non era solo un partito elettorale ed un’organizzazione strutturata: al suo interno si dibattevano i grandi temi della società nazionale, dell’economia per la tutela e potenziamento dell’apparato produttivo nazionale, del lavoro con un particolare interesse alla partecipazione dei lavoratori, della politica estera per un ruolo innanzitutto di dignità e di autorevolezza dell’Italia e poi di autonomia di quell’Europa Nazione ancora inesistente, di una riforma costituzionale basata sul presidenzialismo e sulla rappresentanza organica e costituzionale delle categorie in un nuovo Senato (non nella pagliacciata proposta da Renzi!), sull’ecologia e la difesa dell’ambiente, sulla difesa della lingua: insomma, tutte tematiche oggi attualissime che, con notevole preveggenza, furono elaborate dal Msi soprattutto nei suoi congressi, veri “laboratori” di idee.

Basterebbe, al riguardo, pubblicare le mozioni presentate ai congressi con adeguati commenti degli aspetti più rilevanti per far comprendere a tutti cosa sia stato il Movimento Sociale Italiano.

Molte altre osservazioni ci sarebbero da fare. Non sappiamo se i dirigenti della Fondazione Alleanza Nazionale abbiano in progetto qualcosa di quello qui scritto, ed avrebbero archivi, documentazioni e strumenti tecnico-finanziari per farlo. Certo è che non vorremmo che un anniversario così importante passasse senza lasciare atti per la storia d’Italia per dimostrare che quello non fu solo un partito politico, ma soprattutto un atto di fede nella Nazione e nella Socialità attivato dalla superba, disinteressata e sacrificata passione della gioventù italiana.