A dispetto del periodo vacanziero non sono mancate nei mesi estivi “sorprese” farlocche ed ingannatrici. Il ministro dell’Interno, l’ex federale comunista di Reggio Calabria e della Calabria, Marco Minniti, si è accorto della pesantezza insostenibile del fenomeno migratorio ed ha adottato misure e provvedimenti sostenuti da anni dalla Meloni e da Salvini salvo poi ricredersi e retrocedere su una linea perbenista, permissiva ed acquiescente nonostante gli incidenti provocati a Roma da africani, arrivando a caldeggiare onerosi aiuti alla Libia consistenti nella costruzione di scuole, ospedali e centri sportivi.

Anche l’Europa si è accorta in questi giorni della pesantezza del problema, finora sottovalutato o addirittura misconosciuto, caricato quasi totalmente sulle spalle dell’Italia e della Grecia, giungendo ad un accordo con Niger e Ciad, due delle aggregazioni, impropriamente definiti Stati, dalle quali provengono i contingenti più sostanzioso di immigrati. Il buon Tajani è arrivato a decantare l’adozione di un grande Piano Ue per l’Africa. Non è davvero, vista e considerata con intelligenza la complessità del quadro, di affermare in maniera liberatoria “meglio tardi che mai”.

Sull’atteggiamento della Chiesa è meglio sorvolare, chiedendosi in risposta ad un’omelia tenuta dal presidente della Cei, l’uomo al di sopra delle leggi, cardinale Gualtiero Bassetti, dove, quando e come le strutture ecclesiastiche, dal Vaticano alla più umile parrocchia, abbiano offerto “cura e ricovero” duraturo ai migranti.

Altra “sorpresa” è stata quella della rivisitazione, dopo il fallimento dello Jobs Act, del problema occupazionale.

Mentre il governatore della Banca d’Italia Visco dalla tribuna, da decenni strumentalizzata e non poco ingrigita, del Meeting dell’Amicizia, ha svelato la natura solo congiunturale della ripresa, tanto esaltata da Padoan e da Calenda nonché da Gentiloni, e ha sostenuto la necessità di una seria e decisa innovazione delle imprese, il presidente della Confindustria tale Boccia, con fare imperioso da padrone delle ferriere, ha calcolato in 10 miliardi l’ammontare dello sconto pieno (la c.d “decontribuzione”) nelle assunzioni.

Eppure il “Corriere della Sera” ha raccolto le dichiarazioni del viceministro dell’Economia, l’ex comunista Enrico Morando, in cui vengono anticipate le misure allo studio del governo per i neo assunti (3 anni di superbonus e poi un taglio del 4% sull’aliquota) ma nella pagina successiva ha ricordato che la fascia dei giovani dai 25 ai 34 anni “è quella più in difficoltà con 2 milioni di posti persi dal 2004”.

Sarebbe interessante ricevere risposta a 2 quesiti: il provvedimento per il quale è in corso una faticosa elaborazione, riguarderà e interesserà anche i giovani laureati? Da quale momento, poi, lo Stato ha iniziato a “pagare” i posti di lavoro, senza che agli imprenditori siano ridotti o cancellati tanti altri privilegi? Non costituisce, invece, davvero una novità l’atteggiamento elusivo ed irridente tenuto dall’esecutivo nei riguardi dei professori universitari (categoria alla quale chi scrive ha appartenuto dal 1975 al 2015), costretti a scendere in sciopero per il mancato riconoscimento degli scatti di stipendio negli ultimi 5 anni. E’ intervenuta subito, seria e severa, l’autorità di vigilanza mentre il “ministro” Fedeli, di cui è arcinota e comprovata la competenza in materia, ha rilasciato queste dichiarazioni più che allucinanti, grottesche: “il governo , la maggioranza e il Parlamento [furbesco questo coinvolgimento!] devono fare delle scelte di priorità”. Insistendo nella posizione derisoria di diritti sacrosanti, ha suggerito di trovare le risorse necessarie per professori e ricercatori nelle pieghe, misteriose e al massimo ingarbugliate , della legge di bilancio. Poveri colleghi !