Lungi da me giudicare il genere  musicale rap  che in questo momento sta spopolando tra i più giovani, anzi tra i giovanissimi da 10 anni in su. Migliaia e migliaia sono le visualizzazioni su youtube per ascoltare i propri beniamini, divenuti – nello squallore dell’oggi –   punti di riferimento delle nuove generazioni che navigano in una società  dove predominano  consumismo, edonismo, egoismo, mancanza di comunicazione, indifferenza . In quest’ultimo caso è sufficiente citare ciò che è accaduto di recente a Manduria, grosso centro del Tarantino, dove una baby gang per mesi ha infierito su un 66enne, in stato di totale depressione da quando aveva terminato di lavorare nell’Arsenale. L’anziano è stato oggetto,  quasi quotidianamente, di percosse,insulti, aggressioni, calci, sputi. Il tutto filmato dagli stessi teppisti con i telefonini. I video che riprendevano le scene di violenza, sono stati poi mostrati con soddisfazione ai loro coetanei  e persino ad alcuni adulti che non hanno avuto  la il coraggio  di denunciare subito ciò che stava accadendo alle forze dell’ordine. Sembra che una segnalazione  sia stata inoltrata. Se così fosse come mai il ministro dell’Interno non ha cacciato chi l’ ha sottovalutata?  Un’altra considerazione:  il menefreghismo di coloro, vicini o non, che hanno  finto di non sentire o di non vedere.  Ed è mai possibile che i genitori di questi piccoli criminali  non  abbiano mai percepito che qualcosa non andava?  Una vergogna il silenzio di Manduria.

L’uomo, debilitato fisicamente (non mangiava da giorni) e psicologicamente,  è deceduto nello scorso aprile dopo giorni di agonia tra indicibili sofferenze.  La baby gang considerava   passatempo preferito quello delle incursioni a casa di un soggetto indifeso. Un passatempo per vincere la noia che assale gli adolescenti  senza prospettive e motivazioni.

ADOLESCENTI PERENNI

  Una noia che potrebbe essere sconfitta con impegni concreti, validi, avveduti, stimolanti. Lo sport, la musica, l’arte, la lettura, la danza o la politica sana potrebbero  colmare il vuoto  che alberga dentro  l’ animo e  la mente dei giovanissimi. Un vuoto che spesso i più grandi, in questo caso i genitori più che gli insegnanti,  dovrebbero  intercettare,  comprendere, correggere per far sì che le loro figlie e i loro figli non diventino dei  bamboccioni.  

 Per inciso. Nel nostro Paese il fenomeno del tardivo allontanamento dei giovani dalla famiglia di origine è  molto comune. Secondo un recente sondaggio vivrebbe ancora con i genitori il 64 per cento dei giovani maschi italiani sotto i 35 anni, seguiti da slovacchi, polacchi, portoghesi e da solo il 21 per cento dei tedeschi, degli inglesi e il 12 per cento degli svedesi. La stessa ricerca rileva che non si tratta solo di studenti o disoccupati. Anzi tra i giovani italiani che vivono ancora con i genitori la maggioranza è occupata. Un’occupazione però che, nella maggioranza dei casi, non produce ricchezza ossia non permette di acquistarsi una casa ( che erediteranno da chi li ha preceduti …).   

Per tornare all’argomento con cui ho iniziato il mio pezzo.  Anche in questo ambito mi sembra che i più grandi siano incapaci di insegnare ai propri figli che lo svago costituito dalle esibizioni  o dall’ascolto della musica rap non può rappresentare esclusivamente la propria ragione di vita.  Al contempo dovrebbero indicare quali sono i valori e gli ideali a cui debbono e possono ispirarsi. Purtroppo la stragrande maggioranza dei genitori sembra preoccuparsi solo di esaudire anche il pur minimo capriccio dei loro figlioli. Giustificano anche la loro scarsa applicazione agli studi riversando le colpe  del mancato profitto sugli insegnanti che, in alcune circostanze vengono addirittura malmenati. 

LA TRAGEDIA DELLA LANTERNA AZZURRA. GENITORI INCAPACI DI PRONUNCIARE LA PAROLA “NO”

E’ del febbraio scorso la tragedia che si è consumata alla Lanterna Azzurra di Corinaldo nell’Anconetano dove, prima che giungesse il rapper Sfera Ebbasta ( in enorme ritardo perché impegnato a Rimini)  sono accaduti gravi incidenti che hanno causato la morte di cinque minorenni  travolti dalla calca. Ha perso la vita anche una giovane madre che aveva accompagnato la figlia undicenne per assistere all’esibizione del rapper.  Andate a leggere i commenti apparsi sul web  che, oltre a condannare la mancanza di controlli da parte delle autorità, la voracità degli organizzatori che hanno venduto biglietti oltre il consentito, si sono soffermati  sulla tragedia che ha colpito la mamma  morta schiacciata dalla gente che fuggiva dal locale. Tra le altre, emblematica questa frase:  “dolore per le vittime,  ma per una undicenne non è posto adatto dove c’è un concerto rap”.  Un vero e proprio atto di accusa nei confronti di una povera donna che aveva assecondato la richiesta della figlia. Insomma: i genitori non sono più capaci di pronunciare la parola “No”. 

Circa due anni fa è uscito un saggio dello psichiatra e sociologo Paolo Crepet, “Baciami senza rete” che ha avuto il merito di aprire un appassionato e positivo dibattito su “una generazione cresciuta con lo sguardo sempre rivolto verso il basso” (Aldo Cazzullo, Corriere della Sera, 2 dicembre 2016).

 Una generazione incapace di rivolgersi verso l’alto, sia nel lavoro che negli studi, chiusa in se stessa, incapace di dialogare guardandosi negli occhi ( che tristezza scorgere due fidanzatini seduti l’uno davanti all’altra che dialogano scambiandosi messaggini amorosi con lo smartphone ….).  Crepet nel suo illuminante saggio  ha denunciato con una serie di rilievi l’avvento della rivoluzione digitale che ha cambiato e sta cambiando il mondo, causando una mutazione antropologica. Una rivoluzione appena cominciata, che ci porterà nell’era della manipolazione delle coscienze , della riproducibilità tecnica della vita: intelligenza artificiale, robot, cloni, androidi ( in Giappone un androide simile a una donna in carne e ossa sarà la presentatrice di un nuovo programma televisivo).

 Ho  detto all’inizio che scopo del mio scritto non è quello di esprimere giudizi sulla musica rap, eseguita o cantata in una molteplicità di modi diversi,  che fa parte del “ continuum”  storico nero . Quando è nata testi e musica avevano infatti lo scopo di raccontare le tradizioni passate . Anche di elogiare o demolire le persone, come faceva  verbalmente il pugile Muhammad Alì , prima e dopo gli incontri, nei confronti degli avversari. Oppure attraverso  i discorsi del cantante, musicista e ballerino James Brown , uno dei personaggi  più influenti della musica del XX secolo,ritenuto il pioniere del gospel, rhythm and blues, soul, della disco music e appunto del rap. Ruolo importante l’hanno avuto anche i The Last Poets, gruppo di musicisti e poeti di colore nato dal movimento dei diritti civili delle persone di etnia afroamericana dopo la metà degli anni Sessanta.  In seguito anche questo tipo di musica si è evoluto ma ha conservato la sua caratteristica. Musica ritmica stilizzata che accompagna il rapping , discorso ritmato e cantato in forme di rime senza melodie.  

NELLE CANZONI DROGA E STUPRI  

La musica rap può senz’altro piacere.  Ma c’è chi bara. Spesso alcuni rapper nascondono la propria incapacità rifugiandosi in un vorticoso intruglio di parole incomprensibili. Al di là dell’abilità e della bravura dei rapper ciò che lascia perplessi sono quei  brani dove, costantemente, come hanno rilevato e documentato i senatori Lucio Malan e Massimo Mallegni (ambedue di Forza Italia) in una particolareggiata denuncia alla Procura della Repubblica , si descrive l’uso di droghe, come espressione di successo, di benessere, utile a rimorchiare ragazze per farci sesso,  come si fa con le “troie”.

 Nell’esposto sono riportate le frasi cantate nei concerti da simili soggetti che, spesso sono stati invitati anche negli spettacoli televisivi.  A mio giudizio, chi pubblicamente  istiga e  fa proselitismo al consumo di sostanze psicotrope e stupefacenti, dovrebbe essere ammanettato subito dopo  il  termine dell’evento, quando la gente ha abbandonato teatro, piazza o parco (intervenire prima sarebbe sconsigliabile). Per ciò che concerne gli spettacoli televisivi,  chi infrange leggi e regole comportamentali  dovrebbe essere cancellato per sempre dai programmi oltre che essere denunciato all’autorità giudiziaria.

Purtroppo la commissione ministeriale Tutela minori tv (voluta fermamente dall’allora ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri) non c’è più. Scomparso il presidente Emilio Rossi, ex direttore del Tg1, l’organo di controllo è sparito. Nei cinque anni in cui ha funzionato, sia tv pubbliche  che  commerciali hanno rispettato  il codice di autoregolamentazione che avevano sottoscritto. Evidentemente la commissione dava fastidio  a chi ama la televisione spazzatura. Se avesse continuato la sua attività, i direttori di Rete si sarebbero ben guardati  di fare invitare certi propagandisti della droga e dello stupro.