Il Sovranismo rivendicato da Matteo Salvini leader della Lega ormai post Bossiana, che è motivo di dibattito e accese discussioni, prima di essere una dottrina politica è principalmente una questione di buon senso.
Come ricordano nel loro recente libro: Sovranismo, un’occasione per l’Europa gli autori Vincenzo Sofo, Lorenzo De Bernardi e Fabrizio Fratus si tratta solo di applicare alla politica il famoso criterio del buon padre di famiglia, il bonus pater familias che discende direttamente dal diritto romano ed è ripreso anche dal nostro Codice Civile.
Si tratta di una norma, infatti, prevista dall’articolo 1176 del CC, e rappresenta quell’insieme di azioni diligentemente compiute dai singoli volte alla tutela e al benessere dei propri cari, alla cura di beni ricevuti in uso da terzi, ma anche al rispetto e alla puntualità nel compimento degli impegni assunti.


Per estensione, da parte di chi governa la cosa pubblica, riguarda assolutamente ogni azione o intervento mirante a favorire i propri concittadini e la loro sicurezza sociale ed economica e, di converso, condanna senza appello ogni scelta contraria a questa logica.
Non applicare il criterio del buon padre di famiglia rende dunque, nel merito, cattivi padri e pessimi governanti.
Di esempi ce ne potrebbero essere tantissimi, però uno dei più eclatanti, facilmente comprensibile nelle sue conseguenza, sta nei continui assurdi richiami all’accoglienza nel palese disinteresse degli oneri che ne derivano e nell’indifferenza per le conseguenze sullo Stato Sociale e sul conto da presentare agli italiani in termini di riduzione delle prestazioni sanitarie, di aumento dell’età pensionabile e di delinquenza allogena fuori controllo.
La vera ragione del successo del Sovranismo sta dunque tutta qui: nella sua limpida e assolutamente percepibile chiarezza.


Anche e soprattutto, però, nella tendenza dei suoi avversatori di arroccarsi su posizioni autocelebrative. Come dimostrato proprio nella forma scelta da Nicola Zingaretti vincitore delle Primarie PD che ringrazia “L’Italia che non si piega”.
Secondo la più classica visione manichea la pseudo sinistra italiana continua a dividere gli italiani tra buoni e cattivi, migliori e peggiori, evoluti e trogloditi, riservando a sé stessa il ruolo positivo di portavoce degli illuminati #openminded #restiamoumani.
È proprio questa la ragione più profonda ad avere scavato un solco invalicabile tra loro e il Paese reale.
Gli elettori che hanno abbandonato la Sinistra sono infatti stati derubricati in toto a ‘populisti’, ‘sovranisti’ e ‘razzisti’.
Gente della quale non vale la pena di occuparsi perché poco incline ad accettare la narrazione di una presunta (ma inesistete) superiorità morale della visione eurocentrica, nuova stella polare della sinistra venduta al liberalcapitalismo.La questione che resta irrisolta, per PD e sinistrati vari, è che gli italiani che appoggiano il Sovranismo rappresentano ormai – di gran lunga – la maggioranza del Paese.


Il problema è che chi fino a qualche anno fa votava Pd e oggi, invece, vota Lega o Cinquestelle non cambierà idea sentendosi insultato.Sia che lo faccia perché intimamente convinto della ragioni del Sovranismo o per paura di una Sinistra autoreferenziata che ha tradito i lavoratori, distrutto lo Stato sociale, cancellato il diritto allo studio, creato cinque milioni di poveri, poco importa.
Certamente la strada per riconquistare questo elettorato non sono gli insulti o le accuse di ‘analfabetismo politico’ rivolte da radical chic con la erre moscia e il Rolex al polso solo per evitare qualsiasi pensiero critico sulle proprie scelte.
I principali alleati del Sovranismo, infatti, sono proprio quelli che che hanno scelto come propria strategia politica quella di fomentare il razzismo insultando la maggioranza degli italiani.
Si tratta, ancora una volta, solo di una questione di buonsenso o, in questo caso, della sua assenza.