Gli spagnoli si lasciano alle spalle la fallimentare esperienza Zapatero e premiano il centrodestra. Ad urne chiuse e scrutini praticamente conclusi i risultati decretano per il Psoe una sconfitta storica, da registrare come il peggior risultato dalla fine della dittatura di Francisco Franco. Chi invece può festeggiare è il Partido Popular di Mariano Rajoy che ha conquistato la maggioranza assoluta in Parlamento con 186 seggi su 350.
Chissà se il suo primo atto, come annunciato sarà stato davvero la telefonata in Galizia, al papà novantenne per condividere la gioia della vittoria. Certo è che con il leader dei popolari Madrid ha smaltito la sbornia del “modernismo” relativista zapateriano e ha deciso di affidarsi alla figura concreta, tradizionale e rassicurante dell’ex-ministro e portavoce del governo Aznar.
E la consapevolezza del periodo critico che sta vivendo la Spagna ha ispirato il primo messaggio di Rajoy: “Siamo davanti a un momento decisivo per la Spagna. Il nuovo governo dovrà gestire la congiuntura più delicata che il Paese abbia conosciuto negli ultimi 30 anni. Abbiamo davanti a noi un compito immenso – ha proseguito – non ci saranno miracoli. Voglio ridare agli spagnoli l’orgoglio di esserlo”.
Adesso i popolari, con il loro 43,5 per cento controllano quasi tutte le regioni, le città più importanti meno Barcellona, e con la maggioranza assoluta in parlamento potranno governare da soli, senza negoziare appoggi, a Madrid. Mentre Rubalcaba, nominato candidato premier del Psoe in sostituzione di Zapatero in luglio, non è riuscito a salvare i socialisti da una storica sconfitta, impiombato dalla pesante eredità economica lasciata da Zapatero, di cui è stato vicepremier e ministro degli Interni fino a luglio.








